La Ferrari scappa dal fisco italiano. E Renzi benedice l’amico Marchionne…

Fuga per la vittoria. Contro il fisco italiano. La Ferrari, dopo l’ennesima stagione deludente, va alla ricerca di benzina sul piano finanziario con la decisione di quotarsi in Borsa ma ingrana la quarta anche nelle varianti più ostiche del Gran Premio di Menotax, un circuito da percorrere a zig zag per dribblare gli ostacoli dell’erario italiano. Sergio Marchionne, residente da anni in Svizzera, in questo senso è un po’ il Fernando Alonso della fiscalità, visto che da anni egli stesso ha scelto, non certo per strafarsi di Emmental Steinebrunn, di trasferire la propria residenza in Svizzera. Secondo indiscrezioni autorevoli, l’amico di Renzi, dopo Fiat Chrysler e  e Cnh Industrial, si prepara infatti a trasferire anche la sede fiscale della Ferrari all’estero, a Londra, in vista dello spin off da Fiat Chrysler Automobiles.

Il titolo crolla in Borsa

Ieri  a Piazza Affari il titolo Fca è precipitato, poi riammesso in Borsa e ha chiuso con una flessione del 6,62% a 9,8 euro. Ma non è detto che c’entri la Ferrari. L’agenzia Bloomberg cita fonti vicine al dossier secondo le quali sul tavolo ci sarebbero varie opzioni, inclusa quella di mantenere la residenza fiscale qui. Ma l’ipotesi più concreta è l’addio all’Italia. La strada è quella già percorsa da Fca e Cnh, che hanno trasferito la sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna e sono quotate sia a New York sia a Milano. Si sa già che nel 2015 la Ferrari verrà separata da Fca e il 10% sarà quotato, tra il secondo e il terzo trimestre dell’anno, a New York e in una piazza europea. Prima dello sbarco a Wall Street la casa di Maranello pagherà un maxi dividendo da 2,25 miliardi di euro e per farlo emetterà per la prima volta un prestito obbligazionario. «Dopo Fiat-Fca anche un altro pezzo della nostra storia automobilistica, questa volta più pregiato e blasonato, pensa di trasferire la sede fiscale all’estero per pagare meno tasse», commenta il responsabile nazionale lavoro di Sel Giorgio Airaudo. «Mentre il Presidente del Consiglio Renzi abbassa i diritti dei lavoratori per attrarre investimenti stranieri che non si vedono – osserva – l’uomo di Detroit Sergio Marchionne, appena arrivato alla guida del Cavallino pensa subito a non pagare le tasse per la Ferrari in Italia. Un bel paradosso che andrebbe risolto anche in sede Ue».

Una fuga che arriva da lontano

Cosa comporterebbe in termini di minor gettito il trasferimento di Ferrari al’estero? Più o meno quello che già era accaduto per Fca. Niente imposte sui dividendi e niente tasse locali, come Irap e Ires. Un buchetto fiscale, ma quello che farebbe davvero male al Paese è il segnale della fuga da un sistema oppressivo che neanche il nuovo governo riesce a cambiare. Sergio Marchionne ha in Renzi, da mesi, un formidabile sponsor politico, ricambiatissimo, perraltro. «È un esempio per l’Italia”, ha detto recentemente il premier, sorvolando su quella continua voglia di estero, sia fiscale che produttiva, del manager italiano. E sorvolando anche su quella residenza in Svizzera di Marchionne su cui, stando a voci di stampa, la Finanza starebbe facendo delle verifiche.