De Turris sulla saga di The Hobbit: non ha funzionato perché troppo commerciale

Un giudizio definitivo su Lo Hobbit di Peter Jackson Gianfranco de Turris se lo riserva per quando avrà visto l’ultimo capitolo della trilogia: La battaglia delle cinque armate. La pellicola sarà nelle sale mercoledì 17 e il giornalista e scrittore, esperto di fantasy, la vedrà in anteprima. Intanto anticipa la sua aspettativa: «Spero che sia migliore del primo e del secondo, perché è quello conclusivo e, da quello che si sa, dovrebbe anche riguardare l’aggancio con il Signore degli Anelli».

Non le sono piaciuti i primi due?

Il primo era abbastanza buono, il secondo un po’ meno. Vediamo questo terzo.

Comunque è un dato di fatto che Lo Hobbit abbia avuto un successo minore rispetto al Signore degli Anelli…

Il problema è che sono passati dieci anni dalla trilogia del Signore degli Anelli, le tecnologie sono migliorate, ma per questioni commerciali Jackson ha diluito anche questa storia in tre puntate, solo che mentre lì era logico e lo stesso libro era una trilogia, qui tre puntate sono eccessive. La storia non le regge e infatti ha usato anche il materiale che è in appendice al Signore degli Anelli e che crea un collegamento logico e temporale tra le due storie, tra le quali passa un tempo cronologico: Bilbo è ormai vecchio quando Frodo inizia la sua avventura.

Pensa che i film siano stati fedeli ai libri?

Fedeli e infedeli: non esiste una versione cinematografica di un romanzo che non lo sia. Io non mi scandalizzo come i super appassionati filologicamente corretti, per me la trilogia del Signore degli Anelli è ottima e le cose che Jackson ha tolto o aggiunto sono conseguenti. Ne Lo Hobbit la situazione è diversa.

E lo spirito dei romanzi tolkeniani, Jackson riesce a restituirlo?

Nel Signore degli Anelli sì. Lo Hobbit diventa solo una storia di avventura, il senso della cerca c’è, ma vedremo la conclusione, quello che dirà. D’altra parte c’è anche da dire che Lo Hobbit non aveva l’afflato epico del Signore degli Anelli. Tolkien lo aveva concepito come una storia per ragazzi. Semmai Jackson ha cercato di inserirlo un po’ anche lì. Forse anche per questo ha ricevuto meno eco, perché la storia non ha la portata mitologica e valoriale del Signore degli Anelli. Il film Lo Hobbit resta una storia puramente avventurosa, con un tripudio di effetti. Il drago nella parte finale è l’iperdrago, è molto realistico, non credi che si tratti di una immagine virtuale.

Tolkien aveva realizzato molti disegni. Pensa che quell’estetica sia stata recuperata nelle pellicole?

I disegni di Tolkien erano suggestivi, ma naif. Certo, però, il disegno di Smaug sulla copertina de Lo Hobbit della Adelphi, quella è una immagine che si ritrova.