Dalla passione al tradimento: la lunga storia d’amore tra la Merkel e il Pd

Al Pd non piacciono le pagelle, men che meno quelle della Merkel. Ma solo ora. Le considera quasi un tradimento perché solo grazie alla sinistra la Cancelliera ha potuto vendicarsi di Berlusconi, contribuendo a defenestrarlo da Palazzo Chigi.  Cuore ingrato, quello della ferrea Angela, nemmeno un pizzico di riconoscenza. La stangata sul governo Renzi arrivata dalla Germania è stata inaspettata, eppure il buon Renzi si era messo in ginocchio davanti a lei, aveva seguito la lezioncina pronto a fare i compiti. Lo ripetono, quelli del Pd, cuore ingrato. Non ricorda la Merkel quando tutta la sinistra si schierò dalla sua parte nei giorni del cucù che fece il Cavaliere (accusato persino di maschilismo) o nei giorni successivi ai sorrisetti beffardi scappati alla Cancelliera e Sarkozy. I democratici diedero ragione a chi si prendeva gioco dell’Italia e voleva stangare gli italiani, cosa puntualmente accaduta con i governi tecnici e di centrosinistra. Ma l’antico amore non si cancella e restano i fatti.

Ecco come gli esponenti Pd idolatravano la Merkel:

1-Pierluigi Bersani

Anche lui andò in ginocchio dalla Merkel, a prendere ordini, a farsi “benedire”. La donna di ferro gli disse di tornare a casa e di stringere un’intesa con Monti e lui obbedì. Una situazione imbarazzante perché proprio in quei giorni il leader del Pd aveva criticato in modo durissimo il professore bocconiano. Mortificante la retromarcia di Bersani: «Noi siamo prontissimi a collaborare con tutte le forze contro il leghismo, contro il berlusconismo , contro il populismo. E quindi certamente con il professore Monti». Fino a rivendicare: «Monti lo abbiamo voluto noi».

2-Rosy Bindi

Rosy Bindi, parlando con i cronisti a Montecitorio, commentò le polemiche che scoppiarono quando la Cancelliera si disse «impressionata» favorevolmente dalle misure pesantissime (per gli italiani) illustrate dal premier-tecnico: «Monti ha illustrato in Europa ciò che aveva già illustrato in Parlamento. La sorpresa europea c’è stata davanti all’autorevolezza del presidente del Consiglio, all’autorevolezza dell’azione di governo e alla ritrovata dignità del nostro Paese».

3-Matteo Renzi

Nel tendone allestito fuori da Villa Madama per l’incontro tra il governo italiano e la Commissione europea, una giornalista tedesca chiese un commento a Matteo Renzi: «Non c’è nessuna polemica con il governo di Berlino». La Merkel parlò di un ampio confronto, nel corso del quale l’Italia stava «lavorando per riempire il bicchiere mezzo vuoto. Renzi mi ha illustrato un programma di riforme molto ambizioso. Gli auguro molta fortuna e coraggio, tutto il bene: si tratta di un cambio strutturale, anche con riforme del mercato del lavoro che porteranno a uno sviluppo positivo».

4-Massimo D’Alema

Persino D’Alema, prima dello schiaffo ricevuto dalla Merkel per il no alla carica europea di Mister Pesc, era tutt’uno con la Cancelliera, considerandola l’avversaria più forte contro il governo di centrodestra: «Per la Merkel far parte dello stesso partito europeo di Berlusconi è un fardello oneroso di fronte all’elettorato tedesco», disse. Quindi è da sostenere.

5-Enrico Letta

«Ogni Paese deve fare i propri compiti» per uscire dalla crisi e «l’Italia ha già compiuto un pezzo di strada», disse la Merkel “benedicendo” Enrico Letta che – appena ottenuta la fiducia – aveva iniziato il tour europeo per incontrare i vertici dei paesi europei. Al vertice italo tedesco si era parlato soprattutto di crescita e politiche del rigore. «Rivolgo a Enrico Letta il mio più caldo benvenuto. Ci conosciamo già personalmente – disse la Merkel – e ci sono molti motivi per rallegrarci di questa collaborazione che inizia. In Europa abbiamo molte sfide da affrontare». La prima: lacrime e sangue per i cittadini italiani.