Copiato da Singapore l’Albero della vita, opera-simbolo di Expo 2015

Se c’è una cosa che nessuno può togliere agli italiani è la creatività. Sì, la creatività. E’ nel nostro Dna. Fa parte del “genius loci”, direbbero i latini. Un mix di cultura, intuizione, immaginazione, fantasia: preziosi ingredienti che hanno fatto grande la genialità italica, imposto nel mondo il marchio del Made in Italy, dispiegato un universo artigianale e manifatturiero che ci ha portato in alto, dal dopoguerra in poi, nelle graduatorie mondiali della produzione di qualità. Ebbene, proprio sulla creatività, in epoca di decadenza morale, di crisi economica e sociale, di devastante dequalificazione professionale un po’ in tutti i settori, rischiamo di gettare alle ortiche onore e gloria, costruite con fatica nel tempo.

I sospetti di Vittorio Sgarbi

Tutto per colpa dell’Albero della vita, opera-simbolo di Expo 2015, che , a quanto emerge dalle cronache di denunce annunciate, sembra proprio sia stato copiato dai supertrees di Singapore, progettati dagli architetti inglesi Chris Wilkinson e Andrew Grant. I super-alberi furono inseriti nei Garden by the Bay creando un effetto spettacolare che ha fatto il giro del mondo e affascinato milioni di persone. Vittorio Sgarbi, che ha occhio, se ne era accorto. Peccato che nessuno lo abbia ascoltato. E non è stato il solo. Altri architetti italiani, come il milanese Alessandro Zoppini, avevano parlato di “palese riproposizione tecnica” dell’opera di Singapore. Inascoltati, anche loro.

La ciliegina sulla torta

Così, tra polemiche, inchieste della magistratura, cordate di imprese che cercano di spuntare appalti milionari, visite renziane per garantire che i tempi di consegna delle opere cantierate saranno rispettate, arriva  la ciliegina sulla torta del copia-incolla progettuale. E la creatività, icona incontrastabile del Bel Paese che fu, si va a far benedire. E dire che la notizia della ingannevole originalità dell’opera simbolo dell’Expo è arrivata a poche ore dalle altisonanti dichiarazioni di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia. “L’Expo sarà l’occasione per difendere il made in Italy dai tanti falsi in giro per il mondo”, ha urlato. Mai espressione fu più intempestiva. E delusione, più cocente.