Comunione ai divorziati: il Papa verso il no. Centrodestra diviso

«Non osi l’uomo sciogliere ciò che Dio ha unito per sempre»: La formula dell’indissolubilità del matrimonio  ripetuta ad ogni celebrazione lo dice chiaro. Eppure il dibattito sul divorzio e sulla liceità o meno della comunione ai divorziati, che specie ultimamente ferve in seno alla comunità ecclesiastica e nella società civile, frammenta le posizioni e differenzia i punti di vista, spaccando l’opinione pubblica. E in questo quadro, articolato e vario, prova a mettere un autorevole punto fermo il cardinale Angelo Scola, intervistato sullo spinoso tema dal Corriere della sera. Dalle cui colonne il porporato, dopo aver rivadito il suo fermo no alla comunione ai divorziati, prova ad anticipare anche la decisione del Pontefice a riguardo. Così, al giornalista che gli chiede se Papa Francesco potrebbe invece prendere una posizione diversa, risponde: «Credo proprio che non la prenderà», aggiungendo poi: «Come facciamo a dire a dei giovani che si sposano oggi che il matrimonio è indissolubile, se sanno che comunque ci sarà sempre una via d’uscita?. Non riesco a vedere le ragioni adeguate di una posizione  – conclude Scola – che da una parte afferma l’indissolubilità del matrimonio come fuori discussione, ma dall’altra sembra negarla nei fatti». Sul tema, allora, abbiamo sentito i pareri di alcuni rappresentanti del centrodestra, divorziati e non.

Come la pensano Matteoli, La Russa e Giovanardi

1 – Altero Matteoli (FI). Escludere i divorziati da un sacramento la ritengo una scelta inconcepibile, soprattutto in considerazione del fatto che spesso uno dei due elementi della coppia subisce la scelta della separazione imposta dall’altro. Occorre partire dalla presa di coscienza che il matrimonio indissolubile non è: inutile che il Vaticano continua a farcelo ripetere ad ogni rito. Poi va detto che il divorzio è sempre un vulnus in una famiglia, anche quando è frutto di una scelta condivisa. Un’esperienza che non prescinde da un percorso doloroso, specie se ci sono figli. Dunque aggiungere anche questa “ostracizzazione” della Chiesa lo trovo doppiamente punitivo.

2 – Ignazio La Russa (FdI). Ho sperato in un’evoluzione del pensiero del Vaticano nella direzione della concessione della comunione anche ai divorziati, come accaduto già in precedenza rispetto ad altre questioni, ma al tempo stesso rispetto quella che sarà la posizione del Papa e della comunità ecclesiastica. Sono argomenti a proposito dei quali mi rendo conto che il desiderio personale e le convinzioni individuali non possono sopravanzare la teologia e i dettami morali della Chiesa.

3 – Carlo Giovanardi (Ncd). Se il cardinale anticipa quella che sarà la posizione del Pontefice, vuol dire che ha degli elementi per prevedere che il sinodo del prossimo anno si concluderà in quella direzione. E a riguardo ritengo proprio che sia il sinodo a doversi esprimere. O meglio: mentre su questioni come la manipolazione genetica, piuttosto che l’utero in affitto, non ho dubbi nell’affermare che cattolici e laici dovrebbero assumere una posizione univoca – essendo quelli in oggetto temi che vanno a introdurre forme di schiavitù, di sfruttamento della povertà inaccettabili – sulla questione della comunione ai divorziati ritengo che la discussione sia di livello squisitamente teologico, e dunque in quanto tale di pertinenza della Chiesa che certo – mi permetto di dire – dovrebbe però tenere in considerazione le variabili da caso a caso.