Cisgiordania, bimba israeliana colpita da molotov: presi i responsabili

L’esercito israeliano ritiene di aver catturato i responsabili del lancio di una bottiglia molotov che la sera di Natale ha incendiato in Cisgiordania un’automobile israeliana riducendo in fin di vita una bambina di 11 anni. Lo ha detto il ministro della difesa Moshe Yaalon ai genitori della bambina, Ayala Shapira. Nelle arterie della Cisgiordania i palestinesi sono impegnati in una «guerriglia» – con lanci di molotov e di pietre – ma l’esercito si limita a operazioni di «semplice gendarmeria». Lo ha polemicamente affermato alla radio militare israeliana Avner Shapira, il padre di Ayala. La sera di Natale la bambina ha riportato ustioni molto gravi dopo che l’automobile su cui viaggiava insieme al papà in Cisgiordania è stata centrata da una bottiglia incendiaria. Le sue condizioni restano molto gravi. Ayala, affermano i medici, ha riportato ustioni su quasi il 50 per cento del corpo, in particolare alla testa e al collo. Anche se sopravviverà, dovrà sottoporsi a cure lunghe e dolorose.

L’ennesimo agguato a civili israeliani

Il padre ha detto che alcune settimane fa la loro automobile è stata attaccata con bottiglie molotov nello stesso punto, a breve distanza dall’insediamento di Maale Shomron. «Mia moglie, che era alla guida, ha frenato bruscamente e così la bottiglia è esplosa sull’asfalto. Io invece non ho avuto la stessa prontezza di riflessi». Ieri, mentre la macchina prendeva fuoco, Ayala è riuscita a slacciare la cintura di sicurezza e a lanciarsi a terra per spegnere le fiamme. Di fronte a questa situazione, secondo Shapira, «occorre passare al contrattacco». Dodici palestinesi di un villaggio vicino sono stati fermati per accertamenti. A Gerusalemme la polizia israeliana prosegue intanto le ricerche di un palestinese che ha in queste ore ha pugnalato due agenti.