Ci riprovano: un altro sindaco del Pd cancella le parole “madre” e “padre” a scuola

Per qualche mese non se n’era parlato più, tranne per qualche sporadico caso. Ora il Pd torna all’attacco e sembra essere ritornati ai tempi della Kyenge. Stavolta in campo scende un personaggio di peso, il sindaco di Bari. È stato infatti il “democratico” Antonio Decaro a far esplodere di nuovo la polemica: a suo dire, usare le parole mamma e papà è una «forma di discriminazione». Magari anche una provocazione. E quindi ha deciso che sui moduli per iscrivere i figli agli asili nido della città, al posto della dicitura “madre” e “padre”, ci saranno i tristemente noti “genitore 1” e “genitore 2”. Così da non turbare le comunità gay.

La protesta delle famiglie

Come ha sottolineato il Forum delle associazioni familiari, le parole classiche (mamma e papà) sembrano diventate sinonimo di omofobia. Il Forum invita perciò i genitori a disobbedire barrando le nuove caselle e riscrivendoci sopra le parole originali. «A Bari si rispettano le persone omosessuali», ma «cosa c’entra questo con l’eliminazione delle parole padre e madre dal modulo?», domanda il Forum. In che modo le persone con tendenze omosessuali «sarebbero discriminate»?

Intolleranza al contrario

Ai rappresentanti delle famiglie tocca solo «constatare tanta differenza fra il trattamento, la disponibilità e l’attenzione riservate alle associazioni di lesbiche e gay e quelli dimostrati nei confronti di quelle famiglie che sono il fondamento della società. A sostenere il forum anche il segretario cittadino di Forza Italia, Luigi D’Ambrosio Lettieri, che ha puntato l’attenzione sui bambini, «l’anello più debole e indifeso di questa assurda catena di montaggio dei desideri scambiati per diritti».

Un precedente “eccellente”

Aveva creato molte polemiche il precedente di Milano quando la riforma della modulistica per l’iscrizione alle scuole dell’infanzia aveva – quasi di nascosto – sostituito le parole “padre” e “madre” con “genitore 1” e “genitore 2”. L’annuncio, come un fulmine a ciel sereno: i genitori che vorranno iscrivere i propri figli negli istituti comunali si troveranno alle prese con nuovi formulari, più neutri. E a scatenare le polemiche non era stato solo il cambiamento linguistico, ma anche il modo con cui si è arrivati a tale novità.