Che figuraccia, la legge di stabilità era piena di errori: l’ok tra le proteste

Maratona notturna zoppicante a Palazzo Madama: il governo riesce con fatica a incassare la fiducia sul maxiemendamento alla Legge di stabilità poco prima delle cinque del mattino quando, dopo un percorso a dir poco travagliato, arriva il via libera del Senato con 162 sì e 37 no. Una corsa a ostacoli incappata in un testo zeppo di errori, che ha reso incomprensibile agli stessi addetti ai lavori cosa si stesse esaminando, tanto da costringere a correzioni seduta stante. Una corsa all’approvazione modello dilettanti allo sbaraglio, quella che ha caratterizzato la Legge di stabilità dell’esecutivo Renzi, che ha intaccato immagine e credibilità di quella che avrebbe dovuto rappresentare una delle tappe importanti della «svolta buona» del governo, arrivata invece al traguardo dell’approvazione tra proteste, ritiro dei senatori, indignazione generalizzata: una delle più discutibili pagine delle storia parlamentare recente.

Le proteste delle opposizioni

Recriminazioni che non smettono di riecheggiare dentro e fuori dell’Aula neppure all’alba del nuovo giorno, accese dalle opposizioni, che accusano l’esecutivo di aver presentato un testo pieno di errori: tanto da indurre l’M5S a chiedere il rinvio in commissione del provvedimento e, alla fine, addirittura a non partecipare al voto («ci chiedete di votare Topolino», ha sbeffeggiato in corso d’opera dai banchi Giuseppe Vaccaro). Mentre Forza Italia sceglie addirittura di abbandonare i lavori, salvo poi rientrare nell’emiciclo annunciando il proprio voto contrario. «Si è oltrepassato il limite di ogni decenza istituzionale. Non era mai capitato che in un’Aula parlamentare non si sapesse quale fosse il testo in votazione e si dovesse tentare persino di correggerlo seduta stante», ha dichiarato risentito il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani.

Il “mea culpa” dell’esecutivo

E imprecisioni, discrasie, refusi che hannop marchiato a caratteri di fuoco la Legge di stabilità e che vengono riconosciuti finanche dallo stesso viceministro all’Economia Enrico Morando: «Il governo accetta e si scusa per gli errori commessi anche nella relazione tecnica, ma abbiamo cercato di rendere più leggibile il testo». Sotto accusa, infatti, è finito il dossier che corredava la manovra, oltre allo stesso testo del maxiemendamento che in parte è stato rivisto durante i lavori dell’Assemblea. Come è stato costretto a spiegare il presidente del Senato Pietro Grasso: «Si tratta di drafting, e la presidenza si assume dunque la responsabilità di fare correzioni», è stata la giustificazione per l’errata corrige estemporanea e la bagarre con pochi precedenti che ha scatenato il delirio intorno alla Legge di Stabilità nella fase finale della sua approvazione. Polemiche che, naturalmente, hanno fatto slittare di qualche ora il via libera finale al testo e rimandato al Paese un’immagine dilettantesca di chi è stato chiamato a governarlo. La manovra torna così alla Camera per il terzo e l’ultimo passaggio, che si annuncia comunque come un esame lampo (almeno nelle intenzioni): già lunedì è atteso l’ok finale ai documenti di bilancio. Salvo intoppi…