Caprarica molla Agon Channel. L’editore: era abituato agli sprechi Rai

Finisce dopo poche settimane il rapporto tra Antonio Caprarica e Agon Channel, la tv albanese che aveva puntato sull’ex corrispondente della Rai di Londra come direttore delle news. «Mi sono dimesso per giusta causa, per la mancanza assoluta delle strutture e del personale minimi per mandare in onda e confezionare un tg. Se questa è la tv del futuro, io non intendo starci». Caprarica denuncia una situazione impossibile. «Ho fatto l’impossibile – dice – per assicurare la messa in onda del telegiornale ben 10 edizioni al giorno, del programma mattutino e degli approfondimenti quotidiani: il tutto con nove redattori. E basta. Non un producer, un autore, nemmeno una segretaria di redazione. E un solo apparecchio telefonico per tutti ma non una stampante…».

«Pochi redattori e senza una troupe»

Le lamentele dell’ex giornalista Rai non finiscono qui. «Gli studi di “livello hollywoodiano” vantati dall’editore – aggiunge Caprarica – sono solo uno specchietto per le allodole, utilizzato per inserzionisti ingenui. Bastano pochi esempi: le salette di montaggio del tg sono allestite in container nemmeno insonorizzati. Il Tg non ha uno studio, solo “virtuale”, non dispone di una sola troupe, e va chiuso e registrato almeno un’ora e un quarto prima per essere trasmesso a Roma, e da lì mandato in onda: spesso con notizie ormai superate». La replica del proprietario di Agon Channel, l’imprenditore romano Francesco Becchetti, non si è fatta attendere. «Quanto riferito non corrisponde in alcun modo alla reale situazione lavorativa della redazione. Evidentemente, il dottor Caprarica non ha saputo calarsi nel modello di business di Agon Channel, che punta alla qualità coniugata con l’efficienza. Questa è per noi, oggi, la Tv del futuro; forse il dottor Caprarica è rimasto alla Tv delle spese fuori controllo e del passato».

Un anno fa l’addio al veleno alla Rai

Il riferimento di Becchetti è all’addio, esattamente un anno fa, di Caprarica alla Rai. Anche in quel caso il rapporto professionale è finito tra i veleni. Il giornalista si era dimesso annunciando causa e denunciando «pressioni con metodi inammissibili e offensivi». Una denuncia che trovò l’immediata solidarietà dell’ex collega e ora senatore del Pd, Corradino Mineo. Dopo un’ispezione alla sede di corrispondenza di Londra con la contestazione di alcune irregolarità amministrative, «senza nemmeno aspettare una mia risposta mi ha convocato il direttore generale, dicendomi che se fossi andato via il procedimento disciplinare sarebbe decaduto. Io ho risposto che dalla Rai sarei uscito solo a testa alta». Da qui le dimissioni, la causa a viale Mazzini e la nuova avventura nella tv albanese. Ma un anno dopo il finale è lo stesso.