La bufala del “Fatto”: Carminati non era a Rebibbia quando arrivò Alemanno

Non tornano date e circostanza, per questo «più di “quattro amici al Nar”, potremmo parlare di quattro toppe al Fatto». Ugo Maria Tassinari, grande conoscitore della “fascisteria”, cui ha dedicato un libro e il blog Fascinazione.info, smentisce la ricostruzione del Fatto Quotidiano di qualche giorno fa secondo cui Gianni Alemanno e Massimo Carminati si erano conosciuti in carcere nel 1982, quando incontrarono anche Salvatore Buzzi.

«Uno stile di lavoro discutibile»

«Ci siamo permessi di evidenziare tre passaggi dell’articolo, esemplari di uno stile di lavoro discutibile, quello che ha rimosso la pratica della verifica delle notizie», scrive Tassinari sul suo blog. Nell’articolo del Fatto si ricordava di quando Alemanno finì in carcere con l’accusa di aver lanciato una molotov contro l’ambasciata russa. Accusa da cui fu poi prosciolto, ma per la quale scontò comunque alcuni mesi a Rebibbia. Lì, per la precisione il 6 ottobre 1982, avrebbe incontrato Carminati, «l’uomo che nega di aver mai conosciuto», ha scritto il giornale diretto da Antonio Padellaro e Marco Travaglio.

Le allusioni del Fatto Quotidiano

Ma l’articolo non punta semplicemente a dire che Alemanno avrebbe mentito sulla conoscenza di Carminati. Lascia al lettore l’impressione che il presunto sodalizio contestato oggi dall’inchiesta Mafia Capitale si sia consolidato attraverso un rapporto duraturo e costellato di precedenti. Anche attraverso i buoni uffici di amici comuni, tutti insieme a Rebibbia nello stesso periodo, da Peppe Dimitri ad Andrea Munno, «all’epoca – scrive ancora il Fatto – arrestato per un’aggressione, anch’egli dei Nar».

Così, sulle bufale, si costruisce una trama nera

La ricostruzione del quotidiano non fa una piega. Peccato però che, evidenzia Tassinari, si basi su fatti falsi. Il primo è un errore di “distrazione”, avrebbero detto alle elementari: il Fatto dice che Dimitri è morto nel 2001, mentre morì nel 2006. Non cambia la sostanza dell’articolo, ma conferma ciò che scrive Tassinari: le verifiche non sono state il primo problema del quotidiano. Gli altri fatti travisati, invece, contribuiscono, eccome, alla costruzione della trama nera del Fatto.

Fatti falsi e situazioni assai improbabili

Ancora di Dimitri si dice che era compagno di cella di Alemanno, ma Tassinari riporta un pezzo dell’orazione funebre – quindi una dichiarazione resa in tempi non sospetti – in cui l’ex sindaco ricordò di aver «conosciuto tardi Peppe, ci siamo intravisti a Rebibbia, ma non ci eravamo praticamente mai parlati». Poi c’è il fatto che «Andrea Munno non ha mai fatto parte dei Nar», scrive Tassinari, ricordando che non è mai stato imputato in nessuno dei tre «maxiprocessi romani» contro il gruppo. Infine, la questione più rilevante: «Secondo la sentenza del processo Nar 1, Massimo Carminati è arrestato il 21 aprile 1981 e scarcerato il 13 agosto 1982», scrive Tassinari, aggiungendo che «è altamente improbabile che il 6 ottobre 1982 fosse in carcere a Rebibbia».