Belluco: «Così voglio promuovere il mio film sulla strage partigiana»

Non esagera il regista Antonello Belluco quando dice che «su facebook ricevo migliaia di commenti di apprezzamento». La sua pagina e quella dedicata al film sono, di fatto, il primo motore di promozione de Il Segreto di Italia, la pellicola sulla strage partigiana di Codevigo, nel padovano, che lui ha voluto realizzare nonostante il boicottaggio registrato fin dalla stesura della sceneggiatura e passato attraverso la grancassa dell’Anpi. Ci sono i post «commossi» di cui parla lui, ci sono quelli di incoraggiamento, c’è anche chi pubblica la foto del biglietto. Quasi una rarità, perché l’ultimo ostacolo che si frappone fra il pubblico e la storia di Italia, interpretata da Romina Power, è proprio quello della distribuzione. Un paradosso, visto che il film dove è in cartellone va più che bene. «Al The Space di Padova – spiega Belluco – il film era programmato per due settimane, invece è andato così bene che stato prorogato anche per la terza. Un fatto praticamente inedito sotto Natale».

Perché allora Il Segreto di Italia non trova distribuzione?

Perché funziona così: la prima settimana in sala si paga e noi non abbiamo questi mezzi. Ci hanno tagliato le gambe da tutte le parti, ma andiamo avanti. Iniziamo ad avere richieste da diverse città, ci chiamano direttamente gli esercenti: il loro pubblico chiede di vederlo e loro ci contattano. Stasera faccio una prima a Verona, poi in programma abbiamo Asti e Cesena. Poi spero che vada a buon fine un contatto che ho avuto con La Russa e Meloni per un intervento della Fondazione Alleanza Nazionale.

Di cosa si tratta?

Di un impegno per una distribuzione un po’ più strutturata nel corso della settimana del Giorno del Ricordo. Per me sarebbe particolarmente significativo: io sono figlio di esuli. So che domenica presenteranno il trailer. La Fondazione diede anche un piccolo contributo per la produzione, sarebbe un modo anche per dare seguito a quel sostegno.

Quindi, la sua ostinazione nel voler realizzare a ogni costo la pellicola sta avendo ragione.

Sì, da parte di chi ha visto il film ricevo commenti positivi, senza distinzione di provenienza sociale, culturale, politica. Il problema è allargare la platea degli spettatori. Non possiamo permetterci di proiettare il film una tantum, abbiamo bisogno che sia in sala almeno un fine settimana.

Oggi quale pensa che sia il primo problema da affrontare?

La comunicazione. In molti non sanno nemmeno che questo film esiste, bisogna aver visto Vespa o letto qualche articolo uscito sui giornali nazionali per conoscerlo. Il successo di Padova, dove sono sui giornali più di Bitonci, e le richieste del pubblico dimostrano questo. Se in tutta Italia fosse come a Padova, altro che costi di produzione e distribuzione. Saremmo record d’incassi. Poi bisogna far capire che questo è un film che tratta una tematica delicata, ma è anche un lavoro.

Le chiedono di vederlo gratis?

Talvolta. Questo film è certamente espressione del mio modo di pensare la vita, in termini cristiani, culturali, politici, ma è anche il mio mestiere. Ed è il frutto del lavoro di tutti quelli che ci hanno lavorato, a dispetto di tutto. Ha comportato un grande sforzo e grandi sacrifici. Non è solo testimonianza politica. E penso che sarebbe svilente svenderlo. Anche alcuni amici me lo hanno detto: “Non farlo”.