La barista che fa scontrini con il viso di Mussolini: «Ne sono orgogliosa»

Li chiamano nostalgici, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, li additano come fascisti. Come sta accadendo in Veneto, dove c’è una barista che stampa scontrini col volto di Mussolini  scatenando la solità gazzarra di polemiche e indignazioni, secondo un copione consueto quando certe iniziative agiografiche si prendono a destra e non a sinistra. Ma in Italia sono tanti coloro che coltivano ancora oggi il mito del Duce e del suo modello di società. Che piaccia o no ai comunisti e agli antifascisti, c’è qualcuno che si toglie ancora lo sfizio di esibire pubblicamente il volto di Benito Mussolini senza alcun imbarazzo, lo stesso che dovrebbero provare gli emuli, mai pentiti, delle icone comuniste che ben altri danni hanno fatto alla dignità dell’essere umano e all’economia mondiale.

Lo scontrino del Bar "Armando"

Lo scontrino del Bar “Armando”

Un caffé dal sapore mussoliniano

La storia della barista “nostalgica” del piccolo comune veneto di Cerea è stata raccontata dal quotidiano locale l’Arena, che descrive il bar “Armando”, nella centralissima via Paride e la figura delle due donne che lo gestiscono, la titolare Marica Bologna, e sua mamma Maristella Finezzo, che la aiuta nella gestione. «Il Duce», esordisce la Finezzo, «per me rappresenta un modello di vita da cui ho imparato valori come lealtà, onestà, rispetto delle regole e più di tutto il valore della famiglia». E in effetti il locale abbonda di cimeli di epoca fascista, poster, foto. «Vado orgogliosa dei miei ideali e li esprimo senza offendere nessuno. Non credo di avere nulla di cui vergognarmi e non mi considero nemmeno una nostalgica: quando c’era il fascismo non ero nemmeno nata, sono infatti del 1961». Dunque, parlare di nostalgie, mai come in questo caso, è un clamoroso errore.

A trasmettere alla figlia la passione per Mussolini è stato il papà Gino. «Durante la seconda guerra mondiale», sottolinea la 53enne, «fu un telemarconistaaddetto alle comunicazioni a Roma, non andò al fronte e per questo lo Stato non gli riconobbe nulla al termine del conflitto». Ma come nasce l’idea di stampare scontrini col volto di Mussolini? «Ogni anno, per tutto il mese di ottobre», racconta Maristella, «per ricordare la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, sulle ricevute che emettiamo c’è la faccia di Mussolini. A fine mese la togliamo, ma quest’anno siamo in ritardo». E i clienti? A quanto pare non si lamentano, anzi, il bar va a gonfie vele. E di reati non si può parlare perché l’ipotesi di apologia del fascismo, dettata dall legge Scelba, punisce ciò che può condurre alla «riorganizzazione del disciolto partito fascista» ma non una pubblicità «fine a se stessa», come ha chiarito la giurisprudenza.

Era già accaduto anche a Bari

La barista veneta, però, non arriva. Lo scorso anno un caso analogo era avvenuto a Bari, al “Titti tuister“, un bar sul lungomare De Tullio, anche qui  un locale che sepone da sempre icone e simboli del Ventennio. Anche lì, grandi polemiche. Ma gli scontrini mussoliniani continuanao a uscire. Perché i nostalgici, le tasse, le pagano sempre…