Attacco hacker alla Sony: Kim Jong non c’entra, è stato un dipendente?

Potrebbe esserci la vendetta di un dipendente licenziato dietro l’attacco hacker ai danni della Sony. È la nuova pista indicata da una società di sicurezza che ha già informato l’Fbi. Un’ipotesi, questa, che scagionerebbe la Corea del Nord, accusata fin dall’inizio di essere dietro il cyber-attacco. A rivelarlo sono stati i ricercatori dell’azienda di cyber-intelligence Norse. La società ha ridotto il numero dei sospetti a un gruppo di sei persone, tra cui un ex dipendente con un bagaglio tecnico necessario per portare a termine l’attacco, ha riferito il vice presidente, Kurt Stammberger. La società, ha spiegato, ha usato i documenti delle risorse umane trapelati dalla Sony incrociandoli con le comunicazioni degli hacker e la propria rete di sensori web. Le informazioni puntano a una collaborazione tra un dipendente o più dipendenti, licenziati a maggio dopo una ristrutturazione, e gli hacker coinvolti nella distribuzione di film pirata online e perseguiti dalla Sony, ha aggiunto Stammberger.

La Norse all’Fbi: non è stata la Corea del Nord

I risultati mettono in dubbio l’affermazione del governo americano secondo cui il cyber attacco è stato condotto per fermare l’uscita di The Interview, il film satira sul leader nordcoreano Kim Jong-un. Gli hacker, che si definiscono i Guardiani della pace, hanno minacciato attacchi contro i cinema che lo avessero proiettato costringendo inizialmente la Sony Pictures a bloccarne l’uscita per renderlo poi disponibile in 300 sale e online a Natale. L’Fbi aveva detto, il 19 dicembre scorso, di aver raccolto prove sufficienti per puntare il dito contro il regime comunista di Pyongyang mentre il presidente Obama annunciava che sarebbero state prese misure dopo il cyber attacco. Ora però lo scenario potrebbe cambiare. «Quando l’Fbi ha fatto l’annuncio, pochi giorni dopo che gli attacchi sono stati resi di dominio pubblico, siamo rimasti tutti sorpresi perché è difficile attribuire a qualcuno la responsabilità in così poco tempo», ha spiegato Stammberger. «Poi, tutti i collegamenti che affermavano un coinvolgimento della Corea del Nord si sono rivelati dei vicoli ciechi», ha aggiunto. Già nei giorni scorsi altri esperti hanno messo in dubbio il coinvolgimento di Pyongyang: secondo l’Fbi, il codice del malware usato dagli hacker per attaccare la Sony è simile al codice usato dalla Corea del Nord per altri cyber-attacchi.