Aquila nera, Sermonti messo in mezzo da una coppia di millantatori

«Erano le tre, dormivamo. Si sono messi a fare luce con le torce contro le nostre finestre. “Aprite!” ci dicevano. E noi due, spaventatissimi: “Neanche per sogno, ora chiamiamo la polizia”. Alla fine ci hanno convinti, sono entrati e si sono messi a perquisire la casa, portando via il computer. Bene, io dico, perché nel mio computer c’è tutta la verità. E quello che penso è scritto nei miei libri…”. Il racconto è di Rutilio Sermonti, 93 anni, tirato dentro l’operazione Aquila nera su un presunto piano eversivo spiattellato su Facebook ad opera di un tale, Stefano Manni, che aveva dato un nome bizzarro al suo gruppo “avanguardia ordinovista”. Sermonti avrebbe dovuto scrivere la Costituzione del nuovo stato nato dal golpe… fin qui la ricostruzione degli inquirenti.

Intervista al Corriere

Ciò che lui ha raccontato a Fabrizio Caccia, inviato del Corriere della sera, è tutta un’altra storia, una storia prevedibile per chi conosce Sermonti, fratello dello scienziato antievoluzionista Giuseppe e del dantista Vittorio. Cos’ha detto Sermonti? Che l’ex carabiniere Stefano Manni e sua moglie (anche lei arrestata) venivano a casa sua e lo veneravano come una reliquia, si facevano raccontare della guerra e del fascismo e del Duce, concedendo nutrimento in questo modo ai loro deliri nostalgici e fanatici. Sermonti era l’uomo giusto per attirare personalità di questo tipo: ex combattente della Rsi, autore con Pino Rauti di una Storia del fascismo in sei volumi scritta con particolare attenzione agli aspetti ideologici. Manni si approfitta della disponibilità del “reduce” Sermonti a raccontare, a scrivere, a ricordare. Gli promette persino che avrebbe dato alle stampe un suo libro ma non mantiene la parola data e Sermonti decide di chiudere con l’ex carabiniere, consapevole di avere avuto a che fare con un millantatore. “Chi è Stefano Manni? Solo un millantatore – dice Rutilio Sermonti – un chiacchierone che riempiva i discorsi di fregnacce e bla bla bla. Uno a cui piaceva sentirsi qualcuno ma per essere qualcuno bisogna fare qualcosa e lui non ha mai fatto niente. Manni deus ex machina dell’organizzazione? ma scherziamo, al massimo della macchina del caffè…”.

Ordine Nuovo

Sermonti rivendica di esser stato un combattente, ma specifica che solo in guerra la violenza è legittima. Sottolinea di non avere mai incoraggiato la violenza in nessuna sua forma. I giornali lo hanno dipinto come ex ordinovista dimenticando di specificare che Ordine Nuovo è originariamente un centro studi e che Sermonti rientra nel Msi con Pino Rauti nel 1969 e dunque non appartiene alla storia eversiva dell’associazione Ordine Nuovo che comincia appunto dopo quella data.

Le conferenze sull’ecologia

Nessuno ha poi ricordato la vocazione ecologica di Sermonti, che fu presidente dei Gruppi di Ricerca ecologica negli anni 80. Alle conferenze che teneva in quel periodo non insegnava certo ai ragazzi e alle ragazze a fare le stragi. Piuttosto era capace di fondere insieme l’antimaterialismo desunto dalle letture evoliane con l’idea che l’armonia tra uomo e natura è fattore di civiltà: “Il fiume è inquinato? Bè l’uomo moderno lo guarda e pensa che qualche scienziato troverà il modo per disinquinarlo, e invece non si rende conto che una volta distrutto l’equilibrio naturale non si torna indietro…“. Sermonti non stava mai “in cattedra”. In tanti lo ascoltavano volentieri proprio perché con le sue battute, con le sue metafore, con i suoi esempi, sapeva dare corpo e spessore al cosiddetto ecologismo di destra: “Il bambino si arrampica sull’albero? E la madre subito lì a fare la lagna: non ti fare male, stai attento. E invece no. Il bambino deve arrampicarsi sull’albero. Non deve crescere come un rammollito, sempre davanti al televisore… E il bello è che ti raccontano pure che la tv è fattore di progresso. Ma pensate davvero che sia così, cioè che un antico romano era più primitivo di noi perché non aveva la tv? Pensate che stava lì, tutto triste, perché di sera non aveva nulla da vedere in tv? O pensate che aveva cose più piacevoli da fare, la sera?“. Questo era uno degli esempi preferiti da Sermonti. E uno dei più applauditi.