Aquila Nera, gli interrogati: non siamo terroristi, violenti solo a parole

Alcuni dettagli sugli interrogatori degli arrestati nel blitz denominato Aquila Nera emergono dalle parole dei difensori. Gli interrogatori di garanzia hanno riguardato due degli undici presunti “terroristi” finiti nel mirino dei magistrati: Franco Montanaro e Luigi Di Menno di Bucchianico. Entrambi, stando a quanto riferito dai rispettivi legali, si sono tirati fuori dai progetti eversivi di Avanguardia Ordinovista, sostenendo che le loro tirate e le minacce contro i politici che risultano dalle intercettazioni erano solo “espressioni di disagio”. Il che confermerebbe quanto lo stesso Rutilio Sermonti ha riferito al giornalista del Corriere della Sera che lo ha intervistato e cioè che Stefano Manni, il capo del gruppo, era un millantatore, uno che “faceva solo chiacchiere” e come lui, evidentemente, i suoi sodali.

La passione per la II guerra mondiale

“Oggi il mio assistito – ha spiegato il legale di Franco Montanaro – ha voluto spiegare come si è ritrovato nella riunione che poi è l’unica contestazione che si fa sul suo conto”, ha chiarito il legale per il quale “dire che la posizione di Montanaro è marginale è addirittura esagerato: è solo una persona che ha la passione per la seconda guerra mondiale che non si è reso conto della situazione”. L’avvocato ha presentato istanza di scarcerazione e, in subordine, la concessione degli arresti domiciliari.

Espressioni di disagio sociale

Luigi Di Menno Di Bucchianico, 47 anni, di Lanciano (Chieti), uno dei tre finiti ai domiciliari. Secondo il suo legale, Giancarlo Del Torto, “ha chiarito la sua posizione spiegando che non è un pericoloso terrorista”. “Non pensava di ritrovarsi in questa situazione, è una persona normale che pensava di poter esprimere una critica e un disagio sociale ma assolutamente senza nulla di violento”, aggiunge il legale. Anche l’avvocato Del Torto ha presentato istanza di rimessione in libertà o, in subordine, una misura “meno afflittiva”: “Sono fiducioso che anche il giudice abbia capito la posizione di una persona che inizialmente non era tra gli arrestati”, conclude.