Alì Agca, via libera all’espulsione: non sarà interrogato sul caso Orlandi

Alì Agca lascerà l’Italia: il giudice di pace ha dato il via libera alla sua espulsione. L’ex terrorista turco sabato aveva portato due mazzi di rose bianche sulla tomba di Karol Wojtyla, il papa a cui sparò nel maggio del 1981. Subito dopo era stato fermato dalla polizia e i suoi documenti non erano risultati regolari. È quindi subito partita la procedura di espulsione per ingresso clandestino. L’ex Lupo Grigio abbandonerà l’Italia già stasera dopo le 21 con un volo Fiumicino-Istanbul. Agca ha 56 anni e ha passato quasi vent’anni in carcere in Italia fino alla grazia nel 2000. Tornato in Turchia ha scontato altri dieci anni per l’omicidio di un giornalista turco nel 1979. Alcuni giorni fa aveva anticipato l’intenzione di portare dei fiori sul sepolcro di Giovanni Paolo II.

La richiesta dei familiari di Emanuela Orlandi

L’ex terrorista non verrà sentito dunque in procura a Roma sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. In mattinata i legali di Pietro Orlandi, Massimo Krogh e Nicoletta Piergentili, hanno depositato in procura a Roma un’istanza chiedendo di trattenerlo in Italia affinché fosse interrogato sulla vicenda della ragazza vaticana scomparsa nel 1983. «In particolare – ha spiegato Pietro – chiediamo che vengano approfondite le dichiarazioni fatte da Marco Fassoni Accetti che più volte ha nominato Alì Agca». Accetti, che si è autoaccusato di aver avuto un ruolo nel rapimento di Emanuela e fece ritrovare un flauto identico a quello che usava la ragazza (sul quale però non sono state rinvenute tracce riconducibili ad Emanuela), è indagato per sequestro di persona. In una recente intervista Alì Agca ha inoltre sostenuto che Emanuela è ancora viva. Ma l’ex terrorista non sarà sentito sul caso. I magistrati ritengono, infatti, «che non esista alcun bisogno di ascoltarlo nuovamente» in quanto «negli anni ha fornito decine di testimonianze al riguardo in pubblico e nel corso di processi e non è considerato attendibile». Una decisione che non è stata non gradita dalla famiglia della giovane. Ferdinando Imposimato, difensore di Maria Pezzano, madre di Emanuela ha infatti scritto una lettera al ministro dell’Interno Angelino Alfano in cui ha chiesto di consentirgli «l’esame di Alì Agca in Italia, in sede di indagini difensive, prima dell’espulsione. La richiesta è giustificata dalla esigenza di accertare la verità sulla sorte di Emanuela».