Voto in Emilia Romagna e Calabria: un test importante. Soprattutto a destra

Domenica prossima poco meno di 5,4 milioni di elettori saranno chiamati ad eleggere i presidenti di Emilia-Romagna e Calabria. Un test importante per tutti, a destra e a sinistra. Ma, forse più a destra. Il ciclone Renzi, infatti, sul versante della sinistra di governo, fatta tabula rasa dell’opposizione interna, cerca col voto in queste due regioni di avere una ulteriore anche se provvisoria legittimazione. Ne ha certo bisogno il premier per tacitare definitivamente quel che rimane dei suoi antichi antagonisti e per convincere ancora una volta le sue truppe di quanto sia opportuna una accelerazione per giungere al voto politico anticipato in primavera.

L’avanzata di Renzi non è più baldanzosa

Matteo Renzi ne ha anche bisogno, perché la sua irruente avanzata comincia ad essere irta di difficoltà e tensioni, perché l’andatura non è più baldanzosa e strafottente e i sondaggi, fino a ieri trionfanti, mostrano anch’essi chiari segni di stanchezza. Ma, dicevamo, ne ha ancor di più bisogno la Destra. O, meglio, quell’area magmatica che sul versante politico opposto all’ex sindaco di Firenze si muove e cerca di ritrovare quell’orgoglio e quello smalto da tempo perduti. Un’area politica che si muove tra mille difficoltà e con un tasso di litigiosità eccessivo. Ma al cui interno comunque non sono pochi né trascurabili i segnali di novità. Anzitutto c’è Salvini, quello che è ormai chiaramente riconosciuto come l’altro Matteo, quello buono, quello che potrebbe essere capace di riunire un esercito sbandato e deluso. Proprio dal voto calabrese e, soprattutto, da quello della rossa Emilia Romagna, Salvini spera di intravedere quegli auspici che dovrebbero portarlo a guidare il nuovo rassemblement di centrodestra.

Salvini, prove di leadership a destra

Non per niente ha preteso per uno dei suoi, Alan Fabbri, la candidatura alla presidenza ed ha azzerato, al contempo, tutti gli uscenti. Salvini, che ormai è una presenza fissa dei talk show, ha battuto tutta la regione non sottraendosi né alle attenzioni “criminali” dei centri sociali, come è accaduto quando è andato a visitare il centro di accoglienza di Bologna, né alle parate nazionalpopolari come quando si è presentato a Cesenatico a casa di Raoul Casadei, il re del liscio, per intonare con lui Romagna mia, spiegando così che «le nostre tradizioni sono il nostro futuro». Un attivismo che preoccupa un po’ Forza Italia. Il partito di Berlusconi, col leader impossibilitato a partecipare, teme il possibile sorpasso. Per questo tutti i maggiorenti stanno ribadendo appelli a simpatizzanti e iscritti per un voto convinto e compatto alle proprie liste. Da Raffaele Fitto ad Altero Matteoli sono in tanti che si stanno spendendo perché il risultato del partito sia positivo. Positivo anche in Calabria dove Wanda Ferro si oppone alla marea renziana montante: “Miscugli raccattati dappertutto e amalgamati in contenitori vuoti» ha chiosato Matteoli nel suo tour calabrese. Allo stesso modo di Fabio Rampelli, che parlando a Catanzaro per Fratelli d’Italia ha usato parole inequivoche:«Renzi smetta di fare il gradasso. Si vergogni» perché, ha aggiunto, questa terra «è stata abbandonata da tutti, anche da lui». Insomma, ranghi serrati e ventre a terra per risalire la china. Cosicchè, sul versante dell’Ncd , stride l’acrimonia di chi, come Cicchitto, per più di due decenni mosca cocchiera di Fi, attacca ora a testa bassa il partito del Cavaliere reo di allearsi ad una Lega definita «razzista e lepenista». Le truppe di Alfano si presentano con loro candidati. Sia in Emilia Romagna sia in Calabria. Segno della difficoltà di chi dice di stare a destra e si trova al governo con la sinistra. O forse di una scelta già fatta: l’alleanza organica con Renzi.