Vendola: «Non vi scordate di me». E se la prende con i tre delle primarie

Ha paura, Nichi Vendola. Ha paura che le primarie pugliesi, che si sono trasformate in un inferno, tra polemiche e risse verbali, possano fargli fare la figura dell’attore non protagonista. Lui – che credeva di tenere in pugno la sinistra e, perché no?, anche l’Italia – non ci sta a essere dimenticato, nonostante ormai è sul viale del tramonto. Questi candidati alle primarie di tutto parlano meno che di lui, del governatore, del “compagno Nichi”. Non dicono quello che ha fatto alla Regione (forse hanno deciso di non farlo per non perdere consensi), non lo mettono sugli altari e addirittura rischiano di trascinarlo nella polvere.

L’appello al vertice di maggioranza

«Le istituzioni devono rimanere fuori dalla contesa e la Regione deve poter lavorare con serenità a prescindere da cosa avviene nelle primarie. Due giorni di richiami insistenti sugli eccessi polemici hanno prodotto il risultato auspicato». Lo ha detto il leader di Sel e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a conclusione di un vertice di maggioranza convocato d’urgenza nella sede della presidenza per tentare di porre fine alle aspre polemiche tra i candidati alle primarie del centrosinistra per la presidenza della Regione. All’incontro hanno partecipato i capigruppo consiliari e i segretari regionali dei partiti di centrosinistra. Dei tre candidati protagonisti della contesa, l’ex sindaco di Bari, Michele Emiliano, l’assessore regionale Guglielmo Minervini (Pd) ed il senatore Dario Stefano (Sel), solo il primo era presente in qualità di segretario regionale del Pd. «Il centrosinistra – ha detto Vendola, intento a non farsi dimenticare – dovrebbe essere un po’ più consapevole delle cose che ha realizzato in questi dieci anni in Puglia. Ci si deve rendere conto che gli eccessi polemici rischiamo di dare un’immagine sbagliata, anche del lavoro che abbiamo svolto. La Presidenza della Regione – ha detto – è l’oggetto della contesa ma purtroppo a volte diventa anche l’arena della contesa determinando dei problemi che fanno sbandare la macchina e rischiano di non farci concentrare sulle cose da fare. Il mio richiamo ai candidati a confrontarsi sul futuro e sui programmi per migliorare la Regione mi pare che stiano riuscendo a raggiungere il cuore di ciascuno. Non dobbiamo dimenticare che Puglia abbiamo preso e che Puglia lasciamo. Per il resto – ha detto – mi lega amicizia a ciascuna di queste tre persone ed in questa contesa cerco di fare l’arbitro quando se le danno».

«Certo non sono neutrale e sostengo Stefano – ha concluso – ma cerco di non trasformare il mio sostegno in un modo improprio di governare ed infatti la Regione non si è trasformata in un comitato elettorale. Per me infatti le istituzioni devono rimanere fuori dalla contesa».