Anche Vasco Rossi domato da Renzi. Meglio tacere, c’è il disco in uscita…

Vasco Rossi è un cantante che sa fiutare bene il vento, oltre che le canne. Ecco perché, alla vigilia del lancio del suo nuovo disco, s’è messo le pattine felpate per muoversi sullo scivoloso terreno della politica, che in questo momento fa segnare l’ascesa inarrestabile del verbo renziano. “Liberi, liberi, siamo noi, ma poi liberi da che cosa“, cantava Vasco solo qualche anno fa. Liberi da che cosa?, è la domanda che in tanti si sono fatti quando ieri il rocker s’è chiuso in un rigoroso silenzio dopo essere stato interrogato su Matteo Renzi, nella conferenza stampa di presentazione del nuovo album in uscita, “Sono innocente“. «No, non parlo di politica», ha tagliato corto, come riporta La Stampa.

Se Vasco non legge i giornali…

Ma sono i giorni delle manganellate sugli operai della Ast di Terni, della rivolta operaia contro il governo sull’articolo 18, dello sciopero generale annunciato da Fiom e Cgil, della richiesta di dimissioni di Alfano. Pane per i suoi denti, in altri tempi, quando il ribelle avrebbe annunciato al mondo “che la guerra poi adesso, cominciamo a farla noi” (Gli spari sopra, 1992). Stavolta, invece, Vasco s’è scoperto agnellino, disinformato, ha finto di stupirsi, ha negato perfino di sapere, poi ha concesso il minimo sindacale sugli scontri di piazza: «Ditemi voi dove siamo già andati a finire». E si è morso la lingua, per non dire qualcosa di sgradito al 41% del Paese, tutti potenziali acquirenti del disco.

Un feeling con Renzi che parte dalle… Europee

L’imbarazzo di Vasco Rossi sui temi della politica è una notizia. Certo, è difficile parlare bene di Renzi nel giorno in cui un figlio dell’Emilia rossa si ritrova a dover commentare le botte della polizia agli operai. Ma solo tre mesi fa, all’indomani della clamorosa vittoria del Pd di Renzi alle Europee, Vasco un endorsement lo aveva fatto, eccome. Dopo il voto, non prima. «Renzi? Si muove bene, sa comunicare. Ha portato in politica una generazione di giovani. Sono contento che stia cercando di dare una sterzata, anche se ho il dubbio che siamo al punto in cui la macchina va fuori strada comunque», aveva raccontato a Repubblica. La politica, del resto – fino a ieri –  era stata sempre una passionaccia per Vasco, da quando si batteva al fianco dei Radicali per la legalizzazione delle droghe leggere.

Quado Vasco firmò un appello per sostenere Prodi…

Era il 2006, Romano Prodi si prerava a scendere in campo contro il solito Berlusconi con la sua Fabbrica del Programa. Indovinate chi fu tra i primi a rispondere all’appello di Mortadella man? Bravi, proprio lui. Addirittura con un contributo di fondi, transitati dai Radicali della Rosa nel Pugno, che all’epoca aderivano al cartello elettorale del professore bolognese. «Romano Prodi, oggi a Bologna per partecipare all’iniziativa, dopo aver appreso la notizia dell’adesione di Vasco Rossi, ha espresso soddisfazione e ringraziato il cantante per la sua sensibilita’ e disponibilita’ a sostenere la campagna», narrava la Pravda locale all’epoca. Liberi, liberi, siamo noi, ma poi liberi da che cosa?

 Quelle gelosie con Bersani e le ironie s Berlusconi

Anche Pierluigi Bersani aveva corteggiato Vasco Rossi per anni, citandolo in tutte le sue interviste, quanfo gli facevano la domandanina sulle sue icone musicali. Il segretario del Pd scelse poi “Un senso” (2005) del cantante di Zocca per lanciare le primarie del partito, nonostante alcune incompresioni sorte con Vasco Rossi per una diversa posizione sul referendum nucleare. Nel 2012, però, arrivò lo strappo, propedeutico alla “renzizzazione” del Blasco. Bersani, per campagna elettorale delle Politiche 2013, scelse come canzone uffciiale “Inno” di Gianna nannini. E il nostro cantautore ribelle a quanto pare ci restò male: fegato, fegato, spappolato. Sempre schietto, sincero, diretto, invece, è stato il rapporto di Vasco con Silvio Berlusconi, oggetto di ironie e di provocazioni anche durante i concerti. Ma in fondo gli stava simpatico e il rocker inserì una strofa dedicata al Cavaliere nella sua canzone “Non appari mai”.  «Siamo tutti belli e buoni, votiamo tutti Berlusconi!». Era ironico, ovviamente. E a quei tempi Vasco leggeva pure i giornali. 

“Votiamo tutti Berlusconi”: il video.