Un’altra bocciatura dall’Europa: «I precari della scuola vanno assunti»

Il sistema delle supplenze utilizzato nella scuola italiana è “contraria al diritto dell’Unione europea”. La sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Ue di Lussemburgo boccia inequivocabilmente la normativa italiana in materia di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore. “Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato”, si legge nel dispositivo. Per la Corte di Lussemburgo è illegittima la mancanza di “misure che limitino la durata massima dei contratti o il numero dei loro rinnovi”. Ancor più grave è il fatto che nella normativa italiana non si preveda alcunché per “prevenire il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato”.

Normativa inadeguata sui concorsi

Nella sentenza si affronta anche il tema delicato dei concorsi.In proposito, la Corte ricorda che le norme europee “non ammettono una normativa che, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali dirette all’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, autorizzi il rinnovo di contratti a tempo determinato per la copertura dei posti vacanti e disponibili di docenti e di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo il risarcimento del danno subito a causa di un siffatto rinnovo”.

Supplenze continuative illegali

La sentenza della Corte segue un ricorso presentato da Raffaella Mascolo e Carla Napolitano e altri colleghi assunti in istituti pubblici comune docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti a tempo determinato stipulati in successione. Si tratta di supplenti che hanno lavorato per almeno 45 mesi, seppure non necessariamente in modo continuato, per 5 anni. Secondo le stime effettuate dalla Corte, il personale della scuola pubblica assunto con contratti di supplenza oscillerebbe tra un terzo e due terzi del totale per quanto riguarda le posizioni amministrative, tecniche e ausiliarie, e sarebbe tra il 13% e il 18% della forza lavoro per quanto riguarda i docenti del periodo tra il 2006 e il 2011. Quest’ultima data è importante perché fino a quel momento, e a partire dal 1999, non si sono svolti concorsi pubblici per l’immissione in ruolo dei supplenti, rendendo quindi il ricorso alle supplenze illegale in quanto lo avrebbe trasformato in una soluzione duratura  per problemi che invece dovrebbero essere temporanei. Una sentenza storica, quella della Corte di Lussemburgo, che apre non pochi problemi peri il governo, chiamato ora a stabilizzare oltre 250 mila precari della scuola. Secondo l‘Anief , oltre la stabilizzazione, possono chiedere anche risarcimenti per due miliardi, scatti di anzianità e mensilità maturate nel corso degli anni.