Il tracollo di Barack visto da destra: «Giusto, è un parolaio come Renzi»

Vista da Roma la sconfitta di Barack Obama alle elezioni di midterm è in tutto e per tutto simile alle dispute di casa nostra con il tifo pro e contro che si spacca come una mela e con la tendenza, anche questa tutta nostrana, ad “italianizzare” il voto che ha consegnato entrambi i rami del parlamento statunitense ai repubblicani del Gop, il Grand Old Party. 

«Il nostro premier lo seguirà nella disfatta»

Il più lesto ad aprire le danze è Matteo Salvini che su Facebook azzarda un paragone che piacerà molto agli amanti dell’iperbole. Vale la pena riportare per intero il suo post: «Disfatta di Obama, i repubblicani stravincono al Senato. Dopo le sanzioni idiote contro la Russia e i pazzeschi errori in giro per il mondo (Isis, Siria, Iraq, Libia, Egitto e Medio Oriente) finalmente uno stop. Il parolaio, osannato e addirittura Nobel a priori, si sgonfia…Vi ricorda qualcuno?”. Ogni riferimento al “parolaio” italiano Matteo Renzi è puramente voluto. Un riferimento alle vicende italiane è anche il filo conduttore dell’analisi di Maurizio Gasparri, che, oltre all’attuale premier, tira in ballo anche Walter Veltroni: «Renzi sembra l’Obama del 2008. Obama si è rivelato un mito di cartone. Ricordo nel 2008, quando vinse la prima volta, il segretario del Pd Veltroni che ne parlava come se avesse vinto lui stesso. Poco dopo, travolto da una serie di risultati negativi sui territori, Veltroni si dimise e passò in archivio».

La sindrome da “anatra zoppa” preoccupa la sinistra

Si affida invece alla sintesi di Twitter la responsabile comunicazione di Forza Italia, Deborah Bergamini, secondo cui “americani bocciano Obama, sia in politica interna, che soprattutto, estera. Su Isis, M.O. e Russia poca strategia e troppa ideologia”. Sempre in 140 caratteri prova a tirare una conclusione Roberto Formigoni: «Obama – scrive l’esponente del Ncd – è sempre stato più amato in Italia che negli USA. Ma oggi un silenzio tombale avvolge i supporters italiani…Fuga dal perdente?”. Silenzio rotto dal viceministro degli Esteri Lapo Pistelli: «Purtroppo – è il suo ragionamento – Obama è un presidente indebolito, e questo non fa comodo a nessuno».