Meglio tardi che mai: rom in manette, mandavano i figli a elemosinare

Finalmente qualcuno ha il coraggio di muoversi contro i rom che mandano i bambini a chiedere l’elemosina per strada, una vergogna che ha sempre visto la sinistra chiudere gli occhi, fingere di non vedere o creare polemiche, perché i nomadi non si possono e non si devono criticare. La svolta è avvenuta in Calabria. Alcuni rom devono rispondere all’accusa di aver sfruttato figli e nipoti minorenni, portandoli a mendicare in vari centri commerciali nella piana di Gioia Tauro e facendoli vivere in condizioni precarie e di disagio sociale.

La segnalazione che ha portato all’arresto

Il tutto è partito da una segnalazione anonima fatta nello scorso mese di luglio a Telefono azzurro e ha portato all’arresto di sette romeni, componenti di cinque diversi nuclei familiari. Nella segnalazione si faceva riferimento, in particolare, a bambini presumibilmente narcotizzati, che venivano tenuti in braccio da adulti che li utilizzavano per impietosire i passanti. In altri casi erano gli stessi bambini, su mandato dei genitori, a svolgere direttamente attività di accattonaggio, a piedi nudi o seduti per terra. I militari hanno anche effettuato videoriprese delle situazioni segnalate, acquisendo le immagini al fascicolo dell’inchiesta. L’età dei bambini che chiedevano l’elemosina va da due a 12 anni.

Le parole del procuratore della Repubblica

«Il reato di sfruttamento dei minori è, purtroppo, ampiamente diffuso. Credo che tutte le istituzioni del territorio debbano agire in maniera sinergica affinché quei bambini, a quell’età, stiano sui banchi di scuola e non in altri posti», ha detto il procuratore della Repubblica facente funzioni di Palmi, Emanuele Crescenti. !L’accattonaggio minorile – ha detto, da parte sua, il comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, colonnello Lorenzo Falferi – è un fenomeno veramente inquietante e, purtroppo, ampio che va contrastato con fermezza per restituire serenità ad esseri umani che per la loro età non sono in grado di scegliere o di decidere della loro vita». Tanto di cappello a chi ha agito. Ma questo fenomeno è diffuso in tutt’Italia, sono fioccate tante proteste ma nessuno è mai intervenuto. E qualcuno dovrebbe spiegare il perché.