Tangenti, bufera su un fedelissimo di Renzi. Lui nega e si sospende

«Mi autosospendo dal gruppo Pd alla Camera ma mi dichiaro estraneo ai fatti. Marco Di Stefano, deputato Pd e già assessore al Patrimonio del Lazio nella giunta Marrazzo, si dichiara innocente e rifiuta l’accusa di essere lui il destinatario di una maxi tangente di 1,8 milioni di euro dei costruttori Antonio e Daniele Pulcini, ai domiciliari per turbativa d’asta nell’ambito di un altro procedimento. Una bufera che rischia di travolgere uno degli uomini più vicini a Renzitra gli animatori dei dibattiti della Leopolda.

Il reato contestato è quello di corruzione

Da ambienti giudiziari trapela che il procedimento sarà definito entro la fine di novembre, con la chiusura delle indagini. I magistrati di piazzale Clodio, che al momento contestano al deputato il reato di corruzione e intendono chiudere l’attività nelle prossime settimane. Nel procedimento sono coinvolti anche i costruttori romani Pulcini, già ai domiciliari da qualche settimana per un’altra vicenda che ha portato ai domiciliari il direttore regionale del demanio del Lazio, Renzo Pini. In base a quanto accertato fino ad ora dai magistrati romani la mazzetta sarebbe servita ad assicurare ai Pulcini due contratti d’affitto di immobili per conto di “Lazio service”, società controllata della Regione. La vicenda risale al 2008 quando Di Stefano era assessore al Demanio della Regione Lazio e la giunta era guidata da Piero Marrazzo. L’inchiesta nasce nel 2012.

La secca smentita dell’indagato

Di Stefano oggi ha rotto il silenzio perchè tutto ciò “sta mettendo in imbarazzo non solo me ma anche il mio partito”. All’accusa di avere agevolato il contratto d’affitto da parte di Lazioservice per due immobili che i costruttori Pulcini avevano venduto all’Enpam, facendo lievitare il loro valore, Di Stefano replica che l’esigenza era stata dettata da rilievi della Corte dei Conti. “L’esigenza di trasferire il personale di Lazio service fuori dai locali della Regione Lazio nasceva da un’accusa della Corte dei conti che sottolineava come si determinassero danni di 70 milioni di euro per l’uso improprio del personale non regionale – spiega – Per questi motivi la Giunta regionale nella finanziaria 2008 mise in bilancio le risorse necessarie e nel corso dell’assemblea dei soci di Lazioservice venne dato mandato alla società stessa di espletare tutte le procedure di legge per trovare in piena autonomia una sede adeguata ad allocare tutti i sui dipendenti”. Ma per l’accusa Di Stefano avrebbe garantito i contratti d’affitto, poco prima della vendita degli immobili all’Enpam, dietro la tangente da un milione e 800mila euro.