Gli studenti: via Manzoni e i classici, al posto del tema un post su Fb

Cambiare, aggiornare, innovare, modernizzare. Sono questi gli imperativi che si abbattono sulla scuola, dove le lezioni sono troppo legate alle anticaglie secondo gli studenti, che dicono la loro in un sondaggio di skuola.net. Dopo il “processo” al liceo classico è l’insieme dei programmi scolastici a subire analoga sorte. I programmi sarebbero obsoleti e poco interessanti. E siccome gli allievi si annoiano, meglio inserire una robusta dose di attualità…

Il tema diventi creativo

Strano, perché i programmi vengono cambiati ogni anno a suon di circolari didattiche e praticamente alla fine ogni docente fa la lezione che vuole. Un caos che non fa bene alla formazione e al quale gli studenti risultano ugualmente allergici. Ecco allora arrivare le proposte più strampalate, come ad esempio quella di sostituire il tema classico con la redazione di un articolo per un blog o con la scrittura di un post per Facebook o con la sceneggiatura di un video. Non va meglio ai classici della letteratura italiana: via I Promessi Sposi, largo agli autori contemporanei, anche stranieri. E la storia? Inutile studiare il passato, meglio confrontarsi con la contemporaneità (vagli a spiegare che ciò che è contemporaneo non è ancora “storia”, ma tant’è…). E magari anziché parlare della Rivoluzione francese sostituire l’incombenza con una bella chiacchierata su un tema di attualità, come se l’aula fosse un talk. Nel mirino dei 6000 studenti interpellati da skuola.net finisce il medioevo (ma sì, meglio conoscerlo attraverso i film fantasy piuttosto che studiare com’era per davvero) ma soprattutto la storia antica (greci e romani che avranno mai da insegnare ancora oggi?).

Il Novecento? Troppo antico pure quello

Persino il Novecento è un secolo che appare troppo distante, meglio abolire anche lo studio del “secolo breve”. Quanto alle scienze, perché mai studiare Newton e non l’informatica? Basta con i programmi “parrucconi” anche per ciò che concerne le lingue straniere. Via i manuali per fare posto alle conversazioni con un/una madrelingua. Una fotografia sconfortante del panorama scolastico che fa comprendere perché nessuna università italiana è presente nella classifica dei 150 atenei migliori del mondo.