Strage del “904”, ora tocca a Riina. E dovranno testimoniare i Servizi segreti

Riparte nell’aula bunker di Firenze il processo per la strage del rapido 904 avvenuta il 23 dicembre 1984 e a causa della quale morirono 17 persone e 260 rimasero ferite. Sul banco degli imputati stavolta c’è il boss Totò Riina accusato di essere il mandante della strage. Il suo avvocato, Luca Cianferoni, mette subito a segno il primo colpo: nonostante l’opposizione del pm, la Corte d’assise di Firenze ammette, come richiesto dal legale del boss, le testimonianze del sottosegretario con delega all’intelligence, Marco Minniti, e del direttore del Dis, Giampiero Massolo.
Il pm di Firenze, Angela Pietroiusti, si era inutilmente opposta alla richiesta sostenendo che, sia riguardo Minniti sia riguardo Massolo, nel fascicolo non vi sia «alcun elemento di prova circa la loro conoscenza dei fatti». La loro testimonianza, aveva aggiunto il pubblico ministero replicando all’avvocato Cianferoni, avrebbe «un contenuto meramente esplorativo, più che una prova sarebbe un’attività di indagine», si tratterebbe «della cosiddetta prova a sorpresa: verrebbe pregiudicato il diritto alla controprova».

Nel 1989 la prima sentenza sulla strage del 904

Ma il presidente della Corte d’Assise di FirenzeEttore Nicotra, ha accolto le richieste della difesa di Riina perché, ha sottolineato, «non può ritenersi l’assoluta irrilevanza» delle testimonianze di Minniti e Massolo, pur spiegando che i giudici delimiteranno il tema delle due testimonianze per garantire «la pertinenza dell’esame ai fatti oggetto del processo».
La Corte ha, invece, accolto la richiesta del pm, rigettando la testimonianza del direttore del carcere di SulmonaGiacinto Siciliano, che avrebbe dovuto «riferire sulla proclamazione di innocenza da parte di Guido Cercola, morto suicida nel 2005», impiccatosi a sessant’anni e dopo 20 anni di carcere. L’accusa ha chiesto le testimonianze di Giovanni Brusca e altri collaboratori di giustizia, come Gaspare Mutolo e Gioacchino La Barbera. Riina era collegato in videoconferenza e per il momento non ha chiesto di rilasciare dichiarazioni durante il processo. La prossima udienza il 9 dicembre, quando verrà ascoltato il consulente che ha confrontato l’esplosivo usato per il Rapido 904 con quello utilizzato nelle stragi degli anni Ottanta e Novanta.
La vicenda processuale del 904 è lunga e complessa e questo capitolo che vede Totò Riina sul banco degli imputati è solo l’ultimo atto nato dal’ordinanza di custodia cautelare emessa il 27 aprile 2011 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti del boss accusato di essere il mandate della strage. La prima pronuncia fu della Corte d’Assise di Firenze nel 1989: vennero condannati, fra gli altri, Guido Cercola, Pippo Calò, Giuseppe Misso ed altri personaggi fra i quali il tedesco Friedrich Schaudinn che, a giudizio dei magistrati, si occupò dei congegni elettronici dell’ordigno.

Sentenza smontata dalla Corte di Cassazione

La sentenza di secondo grado fu emessa il 15 marzo 1990 dalla Corte d’Assise d’appello di Firenze e confermò sostanzialmente le conclusioni dei giudici di primo grado, pur mutando pene e responsabilità. Ma un anno dopo la Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, smontò completamente la ricostruzione fatta dai giudici fiorentini di primo e secondo grado e annullò con rinvio la sentenza d’appello, disponendo quindi un nuovo giudizio dinnanzi ad altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Firenze.
Passarono esattamente due anni e a marzo del 1992 i giudici della nuova sezione della Corte d’Assise d’Appello di Firenze confermarono alcuni ergastoli mentre tre degli imputati vennero assolti dall’accusa di strage. Otto mesi dopo la Corte di Cassazione confermò la sentenza, riconoscendo la «matrice terroristico-mafiosa» dell’attentato.
Una storia a parte fu quella di Massimo Abbatangelo, deputato del Msi, accusato da Pierluigi Vigna della strage. Nel 1994 la Corte d’Assise d’appello di Firenze lo assolse dal reato di strage demolendo la ricostruzione di Vigna e lo condannò a sei mesi con l’accusa di aver consegnato l’esplosivo a Giuseppe Misso. I parenti delle vittime del rapido 904 proposero ricorso per Cassazione ma persero pesantemente e furono costretti a rifondere le spese processuali.
Alcuni anni dopo emerse documentalmente che i servizi segreti dell’Est, in particolare la Stasi, il servizio segreto della Germania dell’est, accreditavano la responsabilità dell’attentato al rapido 904 al terrorista internazionale Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos lo Sciacallo che, in quegli anni, aveva insanguinato l’Europa in lungo e in largo con attentati su aerei, treni e all’interno di stazioni ferroviarie e i cui complici furono intercettati e arrestati, carichi di esplosivi, anche in Italia.
In particolare il giudice francese Jean-Louis Bruguière che indagava su Carlos, arrestato e detenuto nel frattempo in Francia dove è stato poi condannato all’ergastolo proprio sulle risultanze degli accertamenti di Bruguiere, ottenne, dopo un lungo lavoro di ricerca e attraverso rogatorie in tutto il mondo, un’enorme documentazione dalla quale emergeva che i Servizi segreti dell’Est rifornivano di armi ed esplosivi Carlos e i suoi complici e li ospitavano in alcune basi che poi, quando Carlos era assente, venivano regolarmente perquisite dagli 007 della Stasi per capire quali fossero i movimenti, i legami e i progetti del terrorista venezuelano.

Le analogie con gli attentati compiuti da Carlos

In seguito ad una di queste perquisizioni “fredde”, appunto, la Stasi, in particolare il capitano Borostowski, responsabile della Sezione “Terrorismo Internazionale” del ministero per la Sicurezza dello Stato dell’ex-Ddr cristallizzò in un rapporto scritto ciò che aveva trovato e, in particolare, la responsabilità di Carlos e dei suoi complici nella strage del 23 dicembre 1984.
Bruguiere, sollecitato da una rogatoria della Commissione parlamentare Stragi italiana, su richiesta dell’allora suo presidente, il senatore diessino Giovanni Pellegrino, consegnò questa documentazione alla Commissione. Qualche anno dopo lo stesso Vigna chiederà con una lettera alla Commissione copia di quella documentazione arrivata dalla Francia e che riguardava il 904. Nel frattempo il parlamentare di An, Enzo Fragalà, ricostruirà in una complessa interrogazione, gli attentati compiuti da Carlos negli anni 70-80 con gli attentati che avvennero in Italia scoprendo straordinarie e incredibili analogie e somiglianze fra l’attentato al 904 e l’attentato compito da Carlos a un treno in Francia, fra la strage alla stazione di Bologna e l’attentato, compiuto, sempre da Carlos, alla stazione di St. Etienne, in Francia, fra la strage di Ustica e l’attentato a un aereo della Pan Am, partito da Roma, caduto sullo Ionio, sempre opera del terrorista venezuelano.