Storace e la scorta alla figlia di Scalfaro: se mi indigno è vilipendio?

«Se mi indigno per la scorta alla figlia di Scalfaro commetto vilipendio filiale ereditario? Ma lo capiscono che la gente si arrabbia?». Con la consueta ironia che lo contraddistingue, il leader de La Destra, Francesco Storace, stigmatizza il fatto che Marianna Scalfaro, figlia dell’ex-presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, usufruisce di un servizio di tutela «per ogni uscita pubblica o privata», una notizia rivelata e diffusa da Quotidiano Nazionale.
Oltre a beneficiare della scorta, che la accompagna anche in tutte le sue uscite, anche la sua residenza romana, tra Monteverde e Bravetta, sarebbe «oggetto di attenzione da parte delle volanti della zona».

Il legame con l’architetto dei Servizi, Salabè

Nell’articolo si ricorda che Marianna Scalfaro aveva ricevuto minacce da «una non meglio identificata Falange Armata», e che comunque queste minacce risalgono ai tempi in cui Scalfaro era al Quirinale, quindi fino al 15 maggio 1999, più di quindi anni fa.
Marianna Scalfaro, che nelle occasioni ufficiali, durante il mandato presidenziale, accompagnava il padre, rimasto vedovo a 44 anni, quasi fosse la first lady del Quirinale, salì all’onore delle cronache allorquando emerse che si accompagnava con l’architetto Adolfo Salabè, titolare della ditta che si occupava della quasi totalità delle ristrutturazioni per conto dei Servizi segreti. Una foto, scattata a Roma, ritraeva la figlia di Oscar Luigi Scalfaro assieme ad Adolfo Salabè poi condannato per violazione delle leggi tributarie, falso in bilancio e peculato, accuse per le quali l’architetto amico di Marianna Scalfaro patteggiò 11 mesi di reclusione nel 1996.
La vicenda fu considerata di particolare gravità poiché, nello stesso periodo, emerse che Oscar Luigi Scalfaro aveva utilizzato una dotazione mensile di 100 milioni di lire ricevuta dai Servizi segreti, così com’era accaduto per gli altri ministri dell’Interno che lo avevano preceduto e seguito, escluso Amintore Fanfani.

L’ammissione di Scalfaro sui fondi neri del Sisde

L’ex-Direttore del Sisde, il Servizio segreto civile, Riccardo Malpica, infatti, rivelò che il Sisde aveva versato 100 milioni di lire al mese ai ministri dell’Interno e che, inoltre, l’ex-ministro Nicola Mancino e Oscar Luigi Scalfaro gli avevano imposto di mentire sullo scandalo dei fondi neri dei Servizi.
Infuriato, Scalfaro convocò la Rai e chiese un messaggio a reti unificate nel corso del quale pronunciò il famoso discorso del “non ci sto”. Ma oramai la frittata era fatta. Alcuni anni dopo, nel maggio 1994, durante una visita al santuario di Oropa, lo stesso Scalfaro, ammetterà quella vicenda: «Sfido chiunque – disse – a dimostrare che chi è stato ministro dell’Interno, e non solo io, ha dato una lira fuori dai fini istituzionali».