“Spese pazze”: in 42 verso il processo (ma non c’è il fedelissimo di Renzi)

La Guardia di Finanza ha notificato 42 avvisi di fine indagine nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze alla Regione Emilia Romagna, governata (da sempre) dalla sinistra. Le accuse sono di peculato e truffa a seconda degli episodi contestati. Nel mirino sono i consiglieri di tutte le forze politiche e, in particolare, del Partito Democratico, che è il gruppo più numeroso. L’inchiesta è condotta dal procuratore Roberto Alfonso e dai sostituti Morena Lazzi e Antonella Scandellari. Gli avvisi sono partiti a pochi giorni dalle elezioni regionali, previste per il 23 novembre, quando i cittadini emiliano-romagnoli saranno chiamati a decidere chi sarà il successore di Vasco Errani, dimessosi a luglio dopo la condanna in appello (era stato assolto in primo grado) per falso ideologico nell’inchiesta Terremerse su un finanziamento ottenuto dalla cantina guidata dal fratello Giovanni.

Chiesta l’archiviazione per Bonaccini

Fra gli indagati c’è Matteo Richetti, deputato del Pd, ex presidente del Consiglio regionale, che per questo si ritirò dalla corsa alle primarie del Pd. A suo carico la contestazione di un uso scorretto delle auto blu, contestazione scaturita dall’esposto del consigliere del Movimento 5 Stelle Andrea Defranceschi. A fine settembre era stata stralciata e chiesta l’archiviazione per Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd, fedelissimo e braccio destro di Matteo Renzi in Emilia. Bonaccini è il candidato presidente del centrosinistra per l’Emilia Romagna: è lui, infatti, ad aver vinto le primarie della coalizione con il 61% (contro il 39% del suo unico avversario, l’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani). Ma, come si ricorderà, il dato più preoccupante per il centrosinistra è stato quello dell’affluenza: hanno votato appena 58mila elettori.

Anche la Corte dei Conti indaga

L’inchiesta è iniziata due anni fa e, come si è detto, ha coinvolto tutti i consiglieri regionali per il periodo che va dal 2010 al 2012. Nel frattempo anche la Procura della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna si è mossa per rintracciare eventuali danni erariali causati dalle azioni dei politici. Nel luglio scorso il procuratore contabile Salvatore Pilato ha inviato diversi inviti a dedurre (richieste di chiarimenti a cui potrebbe seguire la citazione a giudizio o l’archiviazione) ad alcuni consiglieri, fra cui sette del Pd: Marco Monari, Tiziano Alessandrini, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Roberto Montanari e Stefano Bonaccini. Oltre a questa inchiesta, dalla Corte dei Conti si attende anche la sentenza sul filone delle cosiddette “interviste a pagamento”, ossia le spese sostenute dai consiglieri regionali per apparire nei programmi televisivi delle tv locali sempre nello stesso periodo che va dal 2010 al 2012. I conti della Guardia di Finanza hanno evidenziato cifre da capogiro: solo per i pranzi e le cene le Fiamme Gialle hanno calcolato che i consiglieri regionali (in maniera lecita o illecita, questo lo valuteranno i magistrati) hanno speso quasi mezzo milione di euro.