Spese pazze, chiusa l’inchiesta sulla Barracciu. Renzi col fiato sospeso

La Procura della Repubblica di Cagliari ha chiuso l’inchiesta nei confronti di Francesca Barracciu, il sottosegretario ai Beni culturali nel governo Renzi accusata di peculato aggravato nell’ambito delle indagini sul presunto uso illecito dei fondi destinati ai gruppi del Consiglio regionale della Sardegna. A Francesca Barracciu, esponente del Pd, il pm Marco Cocco contesta spese per 78 mila euro effettuate quando sedeva nei banchi dell’Assemblea isolana. Al momento, il sottosegretario ha detto di non avere alcuna informazione in merito alla chiusura dell’indagine preliminare aperta a suo carico. Spetta ora al sostituto procuratore formulare le sue richieste al gip per un eventuale rinvio a giudizio o per l’archiviazione. Complessivamente nei vari filoni d’inchiesta, sono indagati quasi 90 consiglieri della XIII e XIV legislatura per l’utilizzo non regolare dei fondi destinati ai gruppi.

Ascoltata per due volte in Procura

La Barracciu è stata ascoltata due volte dai pm. La prima volta, il 5 dicembre dello scorso anno, l’aveva fatto pubblicamente. La seconda occasione, il 14 marzo, in gran segreto. Barracciu aveva detto in conferenza stampa che «i fondi non sono mai stati utilizzati per spese voluttuarie o personali« e al magistrato aveva detto che il denaro si riferiva a rimborsi «ricevuti e spesi in modo lecito». Rispondendo al question time ad una interrogazione sulla nomina della Barracciu a sottosegretario, il ministro per i Rapporti
con il Parlamento Maria Elena Boschi aveva risposto che «il governo non chiede dimissioni di ministri o sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia».

Dopo il passo indietro alle Regionali la “ricompensa” di Renzi

Un avviso di garanzia che però era stato sufficiente a farle rinunciare alla candidatura per le elezioni sarde, da qui le illazioni (anche interne al Pd sardo) della carica di sottosegretario come contropartita per il suo passo indietro. Eventualità smentita con sdegno dalla diretta interessata. «Renzi non mi ha mai chiesto di rinunciare alla candidatura, quindi non c’è stata alcuna trattativa su una contropartita. L’ho fatto – aveva spiegato il sottosegretario in un’intervista al Corriere della sera – perché metà del Pd sardo mi diceva che ero indebolita politicamente e che questo avrebbe potuto causare una sconfitta».