Crollo di dieci punti del Pd. E il centrodestra riprende a sperare

Un crollo sia per il premier Matteo Renzi sia per il Pd. È quanto registrano i sondaggi, che di contro evidenziano una ripresa del centrodestra. Purché, va sottolineato, si consideri tutto insieme. Realizzata per Repubblica, la rilevazione Atlante politico di Demos dice che in un solo mese il Pd ha perso il 5%, Renzi il 10% e il suo governo il 13%.

Il crollo maggiore fra gli operai

L’indagine fornisce anche il dettaglio del gradimento fra le categorie. I giudizi positivi oltre il 70-80% di giugno sono un lontano ricordo. Ora Renzi perde, per esempio, 25 punti di consenso tra i pensionati (dall’81% al 56%), 24 tra le casalinghe (dal 62 al 38%) e i liberi professionisti (dal 70 al 46%) e 32 tra gli operai. Un dato, quest’ultimo, che va letto alla luce delle politiche del governo per il lavoro e delle contestazioni che ne sono seguite e che sono state il tema caldo delle ultime settimane.

La classifica dei leader

Sempre in quest’ottica va letto il piazzamento di Maurizio Landini sul podio dei leader più graditi. Il segretario della Fiom conquista il terzo posto. Renzi, qui, resta saldamente in testa (promosso dal 52% del campione), ma anche tallonato da Matteo Salvini, che si piazza secondo (30%), e da Giorgia Meloni (27%), che è terza fra i leader politici propriamente detti e quarta dopo Landini (28%). Seguono Angelino Alfano (22%), Nichi Vendola (20%), Silvio Berlusconi (20) e, da ultimo, Beppe Grillo (18%).

Il centrodestra guadagna terreno (e aspetta le Regionali)

Il crollo del Pd, che dal 40,8% delle europee passa al 36,3% di oggi, accorcia notevolmente le distanze con il centrodestra che, considerato unito, raggiunge il 34,4%, facendo registrare nel dettaglio lievi perdite per Forza Italia (lo 0,6 dal 16,8% al 16,2%) e Ncd (anche in questo caso lo 0,6%, ma su un 4,4% che diventa 3,8%), un sostanziale pareggio per FdI (passa dal 3,7% al 3,6%) e una crescita considerevole per la Lega (passa dal 6,2% al 10,8%). E mentre all’interno dell’area si fanno sentire diverse voci che invocano l’unità, molti osservatori sono convinti che a imprimere un’accelerazione alle dinamiche interne all’area saranno le elezioni regionali di domenica in Emilia Romagna e Calabria.