Sentenza Eternit, il Parlamento subito al lavoro sulla prescrizione

L’oggetto del processo Eternit svoltosi mercoledì in Cassazione «era esclusivamente l’esistenza o meno del disastro ambientale, la cui sussistenza è stata affermata dalla Corte che ha dovuto, però, prendere atto dell’avvenuta prescrizione del reato», avvenuta nel 1986 con la chiusura degli stabilimenti. Lo sottolinea una nota dell’ufficio stampa della Suprema Corte. La nota ribadisce che il processo si è occupato solo del disastro ambientale, «non erano, quindi, oggetto del giudizio i singoli episodi di morti e patologie sopravvenute, dei quali la Corte non si è occupata». La sentenza della Cassazione ha scatenato l’indignazione degli italiani anche sul web. Su Twitter l’hashtag #eternit è salito al primo posto fra i più utilizzati: quasi tutti i commenti degli internauti sono di taglio negativo.

Forza Italia avverte il Pd: «Non speculateci sopra»

«Cambieremo il sistema del processo e le regole del gioco della prescrizione». Così il premier Matteo Renzi, commentando su Rtl la sentenza. Una accelerazione formalizzata in queste ore a Palazzo Madama. «Confermo che l’intesa tra i presidenti di Camera e Senato è stata in questo senso» e che il ddl sul tema di una revisione dell’istituto della prescrizione sarà trattato inizialmente «alla Camera». Ad annunciarlo il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri concludendo il dibattito sulla vicenda Eternit in aula. Il senatore di Forza Italia, Francesco Nitto Palma, aveva accennato alla necessità che un’intesa tra i presidenti Pietro Grasso e Laura Boldrini decidesse se i ddl in tema di prescrizione, inclusi nel pacchetto della riforma della giustizia varato dal governo, partiranno dalla Camera o dal Senato. E, premettendo che «alcuni ddl in tema di prescrizione sono in corso di istruttoria davanti alla commissione giustizia della Camera», Palma aveva sottolineato: «Credo che il provvedimento di intesa si concluderà nel senso che i ddl vengano trattati prima dalla Camera e poi dal Senato». Da parte sua, il collega di partito Donato Bruno ha invitato il Pd, nello specifico il senatore Zanda, a «non speculare» sulla vicenda Eternit e a non circoscrivere il suo dissenso alle mere regole di prescrizione: «È altresì vero che se un monito ci deve essere è solo per noi, perché non siamo riusciti a fare negli anni una riforma della giustizia necessaria che mette al centro il cittadino, non l’avvocato o il magistrato».

A Casale Monferrato tutti in piazza

Per protestare contro la sentenza della Cassazione a Casale Monferrato è stato proclamato il lutto cittadino e si è tenuta una manifestazione pubblica. La Eternit di Stephan Schmidheiny offrì 18 milioni di euro al Comune di Casale come risarcimento danni. «Ma il Comune disse no ed oggi, alla luce di questa sentenza, siamo orgogliosi di averlo fatto, siamo certi di aver fatto bene». A ricordarlo in piazza il sindaco, Tizzi Palazzetti. «La nostra è una battaglia di civiltà – ha sottolineato il sindaco – abbiamo già chiesto un appuntamento al presidente Renzi, e ci è stato detto che ci vedrà presto. Domani sarà qui con noi il presidente della Regione, Sergio Chiamparino. Intendiamo andare avanti non solo per Casale ma perché siamo convinti che questa sia una battaglia nell’interesse della dignità delle persone».

Tre inchieste ancora aperte: a Torino l’accusa è di omicidio volontario

Sono tre le inchieste ancora aperte a Torino per il caso Eternit. Nella prima, per quale è stato notificato il rituale avviso di chiusura indagini, l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è indagato per omicidio volontario in relazione alla morte per mesotelioma di 213 persone. Il secondo procedimento si riferisce agli italiani deceduti dopo aver lavorato negli stabilimenti Eternit in Svizzera e Brasile. Il terzo fascicolo riguarda l’amiantifera di Balangero, nel Torinese, la più grande cava d’amianto d’Europa: uno studio epidemiologico ha messo in evidenza 214 casi di morte e qui Schmidheiny è indagato perché la struttura entrò per qualche tempo nella galassia Eternit. Una cinquantina di casi di morte in più, oltre ai primi 213, saranno contestati a Stephan Schmidheiny nella inchiesta Eternit bis, dove si procede per omicidio volontario. I pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace stanno lavorando all’atto formale di chiusura delle indagini (che aggiorna il precedente di alcuni mesi fa).