Se nel gioco della Consulta il giurista di destra sembra scomparso

Che fine hanno fatto i giuristi di destra? Sembrano evaporati. La ridicola lungaggine con la quale il parlamento italiano dà bella prova di sé non riuscendo ancora ad eleggere due nuovi giudici della Consulta sembrerebbe aver prodotto, come effetto collaterale, la scomparsa della cultura giuridica di destra. Che è sempre stata una delle più consistenti e qualificate.

Pare che non ci sia merito che meriti

Non c’era internet né i social network e neppure gli iPhone ma già l’ordine degli avvocati di Roma era un pullulare di intelligenze che a quella parte politica si riferivano. E già c’era internet e cominciava l’ascesa dei social media quando la destra politica, ormai forza di governo, indicò prima Annibale Marini e, quindi, Paolo Maria Napolitano, tutt’ora in carica e tra i più apprezzati giudici della Consulta. Adesso però niente. A questo giro di valzer pare che la destra, anzitutto quale cultura giuridica, non abbia per l’appunto più diritto di cittadinanza. Pare che non ci sia merito che meriti.

Personalità con le carte in regola

A meno che, a fronte di qualità indiscutibile, non si tratti di peccato originale. Di quell’essere cioè storicamente figli della colpa per cui nessuno è degno. Neppure di essere indicato. Strano. Molto strano. Perché se pensiamo ad Alfredo Mantovano, ad Antonio Caruso, a Nello Neri, a Giuseppe Valentino e tanti altri ancora ci riferiamo a personalità con carte in regola,  curricula corposi e con una chiara estrazione culturale e politica. E invece ci siamo ritrovati con ipotesi e papabili, a cominciare da quelli seppelliti dalle fumate nere, che poco o nulla avevano a che fare con la cultura di riferimento che avrebbe dovuto esprimerli. Che c’entri per esempio la professoressa Sandulli, figlia di cotanto padre, con l’area politica della destra non si capisce. Ovviamente nulla questio sulla persona, degnissima, e sulle capacità. Ma possiamo dire che ci saremmo aspettati indicazioni più nette? Magari pure perdenti, nel gioco di incastri e veti del Palazzo, come lo è stata quella di Luciano Violante per la sinistra, ma chiare. È un peccato che non sia stato così.