Scava scava, i collettivi di Hobo sono fascisti. Parola di giudice

Passano i decenni, l’antifascismo militante dovrebbe essere una parentesi del passato, eppure l’equazione violenza-Ventennio resiste come una malapianta ai venti della storia. Fascisti su Marte, fascisti infiltrati tra i Centri sociali, fascisti cattivi mimetizzati tra le file dei bravi ragazzi antagonisti: è questa la teoria-passepartout che apre tutte le porte, che ripristina la democrazia violata e rassicura le anime progressiste, insomma un dogma inattaccabile per confezionare la “pista nera” da dare in pasto alla stampa e all’opinione pubblica.

L’identificazione degli assaltatori

Vuoi vedere che anche i teppisti del collettivo Hobo (lo stesso che ha firmato l’aggressione a Matteo Salvini) che hanno assaltato con lancio di sassi, uova e fumogeni la sede del Pd di via Galliera a Bologna, discendono dalla progenie del male? La pensa così il procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, per il quale la violenza è sempre sinonimo di squadrismo fascista. I quattro “eroi” (tre ragazzi, tra i quali l’assaltatore dell’auto del segretario della Lega, e una ragazza tra i 28 e i 20 anni), che durante la visita di Renzi al capoluogo emiliano hanno preso a sassate e spaccato con i caschi  l’ingresso del circolo del Pd, sono stati identitificati e denunciati.  Altri due, sempre legati a Hobo, sarebbero in corso di identificazione da parte degli agenti. Nel frattempo i quattro, già conosciuti alle forze dell’ordine per episodi simili, dovranno rispondere di danneggiamento aggravato in concorso. «E saranno perseguiti», assicura bontà sua il procuratore che poi, a titolo personale, si lascia andare a un consiglio paterno nel segno della riabilitazione degli adolescenti facinorosi. Stati attenti – avverte – perché così, vi comportate da fascisti. «Suggerisco a questi giovani di leggere velocemente su Wikipedia gli albori del fascismo quando i facinorosi, essendo incapaci di dialogare, assaltavano le sedi dei partiti».

Dàgli all’untore

Teppismo, vandalismo, razzismo, bullismo: tutte le devianze più odiose e pericolose, insomma, hanno un tratto distintivo, quella che un tempo si sarebbe detta “una chiara matrice di stampo fascista”. “Dàgli al fascista”, come all’untore di manzoniana memoria, è una pratica di sicuro impatto mediatico, sempre più trendy. Urlano fascisti i Cinquestelle dagli scranni della Camera all’indirizzo dei colleghi prezzolati del Pd, è fascista la deriva autoritaria del Cavaliere, è fascista la politica economica del di Matteo Renzi, è accusato di squadrismo fascista persino Beppe Grillo quando con la mascella volitiva mette alla porta del movimento i sindaci sgraditi. Il sillogismo arriva a vette di straordinario umorismo: gli attivisti dei colletivi di Hobo che protestano contro i nemici democratici accusati di connivenza con il nemico (fascista), a loro insaputa, sono gli epigoni dei fascisti degli albori.