Ecco i nomi di chi paga mille euro per saltare sul carro di Renzi

È vicina al sold out la cena di autofinanziamento organizzata dal Pd a Milano per giovedì 6 novembre e che sarà replicata il giorno dopo a Roma. L’appuntamento nel capoluogo lombardo è per le 20.30 al “The Mall”, nel nuovo quartiere di Porta Nuova Varesine, dove sono attesi il premier Matteo Renzi ed il ministro Maria Elena Boschi. Quasi tutti assegnati, quindi, i 500 posti disponibili al costo di mille euro ciascuno: a quanto si apprende, tra i commensali, una larga maggioranza è alla sua “prima volta” di finanziamento del partito, pur avendo avuto in qualche caso già contatti con il Pd, come scrive Il Giornale.

Chi non ci sarà

Mancheranno sicuramente gli stilisti Dolce e Gabbana, invitati dal segretario metropolitano del partito, Pietro Bussolati, all’indomani dell’assoluzione da parte della Cassazione dall’accusa di evasione fiscale (Bussolati aveva rivolto loro le scuse del Pd dopo la rottura con il Comune causata dalle dichiarazioni dell’assessore di Palazzo Marino, Franco D’alfonso). Non ci sarà nemmeno Giorgio Armani. Come pure il sindaco Giuliano Pisapia, assente perché padrone di casa in una cena dei primi cittadini dell’Anci.

Chi ci sarà

Sicuramente i parlamentari Simona Malpezzi, Lia Quartapelle, Vinicio Peluffo, Franco Mirabelli, Emanuele Fiano, che si sono dati da fare per organizzare l’evento insieme al tesoriere del Pd Francesco Bonifazi e alla responsabile della Comunicazione Alessia Rota. È attesa la presenza di Oscar Farinetti, il patron di Eataly. Tra i convitati Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia, la donna più cordialmente detestata dai tassisti e da larga parte della Cgil. A sorpresa ci saranno Beniamino e Marcello Gavio, i patron di Serravalle e delle autostrade. E poi «avvocati, notai, medi imprenditori, esponenti dell’impresa pesante e dell’agroalimentare», ha spiegato la Rota, come alcuni grandi nomi del settore automobilistico, del beverage (Campari e Coca Cola grandi indiziati), dell’editoria. Si fanno i nomi di Carlo Sangalli, presidente di Unione Confcommercio, Alessandro Perron Cabus, amministratore delegato della Sestrieres (impianti sciistici), Valerio Staffirio della Rokivo (quella dei Google glass), Pietro Colucci di Kinexia (energie alternative), Roberto De Luca di Livenations (società che organizza concerti), Rosario Rasizza di Openjob Metis (lavoro interinale), manager delle aziende vinicole Ferrari e Allegrini, Acqua Norda e  del gruppo Ferrarini, quello dei salumi.

Il modello “cena di Forza Italia”

Le due serate di raccolta fondi, una novità assoluta per il Pd, somigliano molto a quelle organizzate lo scorso settembre dalla tesoriera di Forza Italia, Maria Rosaria Rossi. Le città scelte da Silvio Berlusconi sono identiche ed è uguale anche il prezzo della cena: 1.000 euro per mangiare un risotto con asparagi e burrata, dei ravioli bianchi rossi e verdi e un filetto con conchiglia di verdure fritte. Sia la sinistra che la destra italiana arrivano comunque in ritardo, rispetto agli Stati Uniti (Democratici e Repubblicani) e al Regno Unito (Laburisti e Conservatori) dove da anni il fundraising è utilizzato per autofinanziarsi senza ricorrere al finanziamento pubblico. Secondo il rapporto 2013 di “Raise the Wind”, un network di professionisti specializzati nell’offrire servizi al Nonprofit e agli enti pubblici, in Italia solo il 45% dei partiti ricorre ad almeno una tecnica di fundraising.