Ronchi: «Nel centrodestra va ridiscusso il format. Fitto mi convince»

Molti gli ex esponenti di Alleanza Nazionale che condividono battaglie e metodo di Raffalele Fitto sul come rilanciare Forza Italia e come ricomporre il centrodestra: primarie, merito e, soprattutto, opposizione dura a Renzi. In platea al Tempio di Adriano, tra gli altri, si sono espressi Andrea Ronchi e Domenico Benedetti Valentini.

«C’è voglia assoluta di non morire renziani»

«Guardo con interesse a tutto ciò che serve per ricostruire un centrodestra fondato sui nostri valori di riferimento», esordisce l’ex ministro per le Politiche europee. «Qui  si tratta di ricostruire intorno a chi condivide delle idealità riconducibile allo spirito del’94. Raffale mi ha invitato, sono andato volentieri: i principi da lui espressi sono condivisibili. L’impressione è stata positiva: in tutti noi c’è una voglia assoluta di non morire renziani, di non archiviare un progetto di un grande centrodestra vincente». Non si tratta di essere contro qualcuno, ma di costruire qualcosa, precisa. «I temi che ci accomunano sono tanti, l’idea di famiglia, le riforme, la crisi economica, le tasse sulla casa, il senso della Patria. Durente l’incontro è stato espresso il desiderio di ripartire senza personalismi,  e con la consapevolezza che il centrodestra non è stato un accidente di percorso: le premesse ci sono se non si demonizza nessuno», tiene a precisare. «Raffaele interpreta, in tal senso, una vasta parte di elettori di centrodestra. Ora ognuno deve fare il suo, come giusto, Meloni, Salvini, Fitto stesso». «Quanto alla leaadership, qui non si tratta di mettere in discussione Berlusconi, si tratta di mettere in discussione un format senza girare intorno alla domanda: come mai si sono persi milioni di voti che sono andati alla Lega? Quindi, per usare una metafora calcistica si tratta di discutere anche di “tattica”: ad esempio, il patto del Nazzareno ha avuto un impatto non positivo su molti elettori che vogliono un centrodestra alternativo al Pd e all’attività del governo  Renzi. Ecco, va ritrovato con chiarezza questo spirito di alternanza».

«Nel centrodestra “bollono” tante pentole virtuose»

Il centrodestra vuole rinascere e «molto bolle in pentola»: usa una metafora culinaria Domenico Benedetti Valentini favorevole per «tutto ciò che fibrilla e che possa dare un’identità attrattiva al nostro elettorato. Non vede perché dovremmo dare solo a Salvini l’appalto di un certo mondo. Sono tante le  “pentola” virtuose che ribollono – precisa- ma ancora non ce n’è una adatta per buttarci la pasta», scherza. Manca ancora la forza di un ritorno alle idee-guida, da tutti desiderate. Abbiamo tanto da dare e da dire, ora più che mai, sulla dottrina della partecipazione, sul senso dello Stato, sulla centralità dell’agricoltura: su gran parte di questi temi con Fitto possiamo confrontarci. Se Raffaele riesce a sottrarsi al “conformismo” della struttura partito di Forza  Italia, ben venga questo suo “allungo” nel vasto mondo di quella che definisco Destra diffusa». Aggiunge: «Sono d’accordo con Fitto quando dice no ai politologi che “studiano” Salvini e Renzi: dobbiamo noi essere soggetto di una linea di una destra inclusiva. Le primarie? Non sono affatto contrario. Credo però nei partiti forti e sani che siano  in grado di selezionare una nuova classe dirigente convincente e affidabile ancor prima che nelle primarie».  Conclude Valentini: «Trovo che la leadship sia una cosa successiva a questo processo di selezione: la leaderschip va prima saputa esprimere da chi sa interpretare i desideri e i bisogni dei cittadini in maniera onesta e attrattiva insieme».