Prodi finisce in soffitta. Da Renzi ha accumulato soltanto fregature

Sono lontani i tempi in cui Renzi andava a trovare Prodi nella casa di Bologna per gustare un caffè, e fare quattro chiacchiere sui destini del mondo e i travagli dell’Italia. Sembra passato un secolo dalla notte dei lunghi coltelli, quando, in casa Pd, spuntarono 101 parlamentari per infilzare l’ex premier come fosse un pollo qualsiasi e non il fondatore dell’Ulivo, prima, e presidente del Partito democratico, poi. L’unico che lo difese, in quella circostanza, fu proprio l’attuale inquilino di Palazzo Chigi. Ora, tra Renzi e l’anziano leader è sceso il gelo. I due non si parlano. Anzi, si scrutano a distanza. Con malcelata, vicendevole idiosincrasia.

Si allontana il Quirinale

In una intervista al Corriere, il professore dichiara di non avere alcuna intenzione di fare il presidente della Repubblica e di appassionarsi soltanto ai “cambiamenti di potere in Europa”. Sarà vero? Forse è presto per dirlo. Certo è che l’ex presidente del Consiglio non ha digerito alcune recenti “trascuratezze” di Renzi. Più di trascuratezze forse si tratta di vere e proprie fregature che Pittibimbo ha inferto all’anziano leader, blandendolo quando aveva bisogno del suo appoggio, mollandolo quando sembrava che non ci fossero più ostacoli per affidargli incarichi delicati.

I casi dell’Ucraina e della Libia

Radio fante fa sapere che il primo inghippo sull’asse Prodi-Renzi ci sarebbe stato in occasione della crisi ucraina. Del Rio, il solerte sottosegretario alla presidenza del Consiglio, avrebbe contattato personalmente Prodi per riceverne la disponibilità come mediatore tra Mosca e Kiev. Una volta ottenuta, manco a dirlo, l’idea è naufragata. Un dietrofront inatteso e inspiegabile quello di Renzi. Come se non bastasse, è arrivata la seconda fregatura. Sulla Libia. Anche qui Renzi l’ha fatta grossa. In estate, alcune fazioni libiche si sarebbero fatte vive con il governo italiano chiedendo di prodigarsi presso l’Onu affinché  Prodi, profondo conoscitore della Libia, fosse indicato come mediatore. Non accade spesso che le parti in conflitto siano così esplicite nell’avanzare richieste del genere.

La spregiudicatezza del premier

Eppure, nonostante una così conclamata nomination, non c’è stato alcun passo ufficiale dell’Italia in tal senso. Risultato: il segretario generale Ban Ki Moon ha nominato il diplomatico spagnolo Bernardino Leòn. Alla fregatura si è aggiunto lo schiaffo.  Intendiamoci, a noi Prodi non è simpatico. Di più, non ci piaceva come Commissario della Ue: ha combinato disastri notevoli in quella veste. Da presidente del Consiglio non ricordiamo niente che ne esalti le doti di statista. Non abbiamo nessuna remora ad ammetterlo. Ma quanto a spregiudicatezza Renzi lo batte. Vale anche per Prodi la massima: “Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio”.