Roma più vicina al voto? I nomi di chi nel centrodestra è pronto alla sfida

“I risultati non sono sufficienti”: è una bocciatura senza appello quella che giunge dal capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda all’indirizzo del sindaco Ignazio Marino. E Zanda aggiunge parole pesanti: sbagliata la pedonalizzazione dei Fori Imperiali come priorità, sbagliato abbandonare le periferie. Rutelli e Veltroni, invece, quelli sì che erano sindaci da rimpiangere (almeno secondo il parere del Pd). Infine la ciliegina su una torta indigesta per Marino: il voto anticipato? E’ pericoloso, ma la “palude” non è migliore. E non serve altro per capire che tra Pd e Marino si è scavato un solco impossibile da superare.

Su chi punta la sinistra

A sinistra il totonomi per il dopo-Marino è già partito (anche se il sindaco in carica dichiarò tempo fa che intendeva ricandidarsi): da tempo si parla di Marianna Madia, figura però un po’ troppo sbiadita mentre c’è chi vorrebbe tentare la carta Bianca Berlinguer (cognome che attirerebbe anche i nostalgici allergici al nuovo corso renziano). Difficile, infine, che Paolo Gentiloni possa accettare di lasciare la Farnesina per farsi fagocitare nel tritacarne della politica locale romana.

La destra romana e le chance di Alfio Marchini

E a destra? Di ipotesi ce ne sono tante ma nessun nome spicca sugli altri. Intanto c’è l’ex sindaco Gianni Alemanno, che si è preso la sua rivincita dopo la deludente sconfitta alle ultime comunali, partecipando alla marcia delle periferie anti-Marino di sabato scorso. Fratelli d’Italia tuttavia, partito di cui Alemanno fa parte, invoca le primarie per la scelta del candidato-sindaco nella Capitale. Il nome di Giorgia Meloni fa paura al Pd ma al momento la leader di FdI non scopre le sue carte.

Augello e il Pandagate

Un pensiero al Campidoglio lo ha fatto forse il senatore Andrea Augello, al quale si deve l’ammirevole operazione politica che ha portato al Pandagate ai danni del sindaco Marino. Augello è del resto uomo cui la destra tende a rivolgersi quando l’emergenza si fa stringente. Il Nuovo centrodestra però pare abbia già scelto di puntare su Alfio Marchini anche se già in passato imprenditori “patinati” come  Pierluigi Borghini non hanno dato buona prova. Oltre alla Meloni un altro volto femminile spendibile potrebbe essere quello di Roberta Angelilli (segretario romano dell’Ncd) dopo che la stravotata Sveva Belviso ha deciso di fondarsi un partito per conto suo (una strada già battuta da Renata Polverini con risultati deludenti). C’è poi da tener presente il parere di Maurizio Gasparri, che non pensa a buttarsi nella mischia capitolina ma che porta in dote un consistente pacchetto di consensi. Quanto alla Lega, finora sulla piazza romana non ha offerto grandi novità: si va da Mario Borghezio alla new entry Marco Pomarici, ex azzurro ed ex presidente dell’aula Giulio Cesare. Addirittura Romareport ha scomodato il nome di Gianfranco Fini, colui che nel ’93 portò il Msi fuori dal ghetto con un sorprendente exploit romano. Nei suoi confronti Francesco Storace, altro leader politico che conosce bene gli elettori di destra romani e i loro umori, ha usato di recente insoliti toni distensivi. Solo una casualità?