Il grande ritorno di Gentile, il filosofo di cui non si può fare a meno

Il pensiero filosofico di Giovanni Gentile può aiutarci a decrittare il presente e a dare senso al futuro? Quali sono le coordinate entro cui far convivere “realismo” e “idealismo”, le ragioni della tecnica e quelle delle idee? Esistono tratti comuni tra opzioni apparentemente così distanti? Non sono domande semplici né inattuali. A riproporcele, con la forza di un pensiero speculativo che non conosce l’usura del tempo, è Emanuele Severino, il teorico del nichilismo dell’Occidente, cui la casa editrice Bompiani ha affidato l’introduzione alla raccolta dei principali scritti del filosofo di Castelvetrano, uno dei massimi esponenti del neoidealismo italiano, ispiratore e interprete al tempo stesso di una corrente filosofica da lui stesso denominata attualismo.

Essere e non essere

Nella collana “Il pensiero occidentale” ritroviamo alcune delle opere più importanti di Gentile: Dalla Teoria generale dello spirito come atto puro al Sistema di logica come teoria del conoscere, da La filosofia dell’arte a Genesi e struttura della società. La riproposizione dei testi gentiliani non appare affidata al caso. Tutt’altro. Ci sembra quanto mai appropriata per almeno due ragioni. La prima riguarda il disorientamento generale scandito da una afasia di pensiero,e da un vuoto di idee che sembra accompagnare il tempo della tecnica e delle tecnologie, senza individuare una chiave di lettura che aiuti a disvelare il divenire nella sua essenza vera, nella sua portata storica. La seconda, concerne la ricerca di una opzione filosofica che dia corpo e sostanza alla dimensione dell’essere, nella sua eterna contrapposizione, con il non essere .

Realismo e idealismo

E’ interesante notare come proprio il teorico del nichilismo,  il filosofo che è andato a scomodare Parmenide e i primordi della filosofia greca per insinuare più di qualche dubbio sul propagarsi del platonismo nel pensiero occidentale, cerchi di rintracciare i segni di un legame profondo tra il “realismo”, che è “la prospettiva all’interno della quale scienza e tecnica anche oggi procedono”, e l’ “idealismo”. La riconciliazione maturerebbe, e non potrebbe esser altrimenti, sul piano filosofico. E di un idealismo che non è,però, quello generico, bensì quello che ci ha tramandato Gentile tramite l’attualismo, il solo capace di “mostrare la debolezza concettuale” del primo rispetto al secondo. Sintomatica è l’affermazione, riportata nella introduzione di Severino, secondo cui bisogna “raggiungere il sottosuolo essenziale del nostro tempo, al di là cioè di quanto il nostro tempo crede di sapere di sé” per imbattersi in qualcosa di estremamente più sorprendente e sconcertante: l’essenziale solidarietà tra attualismo e tecnoscienza. Un assioma, quest’ultimo, che illumina la prospettiva di una tecnica intesa come l’ultimo Dio occidentale nella misura in cui oltrepassa ogni limite. Un assioma che in Gentile, appare al tempo stesso profezia e monito a salvaguardia della dimensione religiosa dell’individuo. Non a caso il filosofo cattolico Augusto del Noce lo considerava un pensatore della secolarizzazione e della risoluzione della trascendenza in prassi.