Rimborsi elettorali al sexy shop: parla il collaboratore della consigliera Pd

Non un vibratore, ma altri gadget da regalare ad un amico diciottenne. È la versione di Rosario Genovese, ex collaboratore di Rita Moriconi, consigliere regionale del Pd dell’Emilia-Romagna indagata per peculato anche per aver tra i propri rimborsi lo scontrino di un sexy shop. «Mi sono presentato in procura per dire che il responsabile di quello scontrino sono io. Ma non ho comprato dei vibratori, ho preso dei gadget che vendono in quei negozi per regalarli ad un amico che compiva gli anni», ha detto Genovese a Un giorno da pecora su Rai Radio2. Che cosa aveva comprato? «I soliti oggetti che si regalano agli amici per scherzare. Io ho fatto questi acquisti a titolo personale, col mio bancomat. Poi quello scontrino, purtroppo, involontariamente l’ho ficcato in mezzo agli scontrini che andavano poi presentati per i rimborsi. Ho commesso un errore, involontariamente, di cui mi assumo la responsabilità».

«Un vibratore? No, forse delle manette e un frustino»

Una versione sostanzialmente confermata in un’intervista alla trasmissione La Zanzara su Radio 24. «Da oggi sono disoccupato, mi dovrò cercare un nuovo lavoro. Nell’azienda di trasporti dove lavoravo non era possibile andare avanti, troppo imbarazzo per la storia del sex toy», ha raccontato l’ex collaboratore del gruppo regionale del Pd in Emilia Romagna. «Sono stato io – ha aggiunto – e ho fatto una cazzata, un errore madornale e gravissimo. Con tutti gli scontrini che avevo in tasca mentre preparavo i rimborsi è finito dentro, probabilmente non c’era scritto sexy shop sopra. Poi è stato anche conteggiato due volte. Doppia cazzata». Poi una precisazione sugli acquisti fatti nel negozio di articoli erotici di Reggio Emilia. «Tutti parlano del vibratore – ha detto ancora Genovese – ma non era un vibratore. Sono passati quattro anni, non ricordo più. Forse delle palline, un frustino, delle manette. Non una cosa sola, più cose. Sicuramente non un vibratore».