Ricercatrice italiana molestata in un ateneo americano. È polemica

Ancora un caso di molestie in un ateneo americano. Ancora un barone pronto a esercitare il proprio ruolo e il proprio potere in cambio di favori sessuali. Stavolta accade oltreoceano, nella prestigiosa università di Yale, dove una ricercatrice italiana, Annarita Di Lorenzo, avrebbe subìto prima la pressione dell’ex capo di cardiologia, Michael Simons, poi le ripercussioni inflitte al marito di lei, Frank Giordano, altro cardiologo ricercatore sotto la supervisione del preside del dipartimento che, dal momento del rifiuto incassato dalla studentessa trentanovenne alle prese con il post-dottorato, non avrebbe smesso di ostacolare la carriera del coniuge di lei, con un mobbing tradotto nella mancanza di attribuzione di incarichi importanti o di promozioni.

Le molestie e la denuncia: l’ateneo mette a tacere lo scandalo?

Naturalmente il professore, pur riconoscendo l’infatuazione per la donna, nega ogni addebito nei confronti del marito. Il tutto però si è tradotto in una denuncia presentata dalla coppia allo sportello di un comitato dell’università (l’University wide committee on sexual misconduct) che, pur confermando i comportamenti quanto meno sui generis di Simons, ne richiede semplicemente la revoca della carica di responsabile di Cardiologia e delle posizioni amministrative: una sanzione a dir poco blanda, rispetto ai danni denunciati dalla giovane coppia di ricercatori.

Dopo 5 anni, lo scoop del New York Times

Lo scandalo, il cui prologo risale in realtà al 2010, con l’invio di una lettera da parte del professore all’indirizzo della ricercatrice – in cui Simons scrive che vorrebbe «baciare le sue labbra in Ligura e ogni parte del suo corpo in qualsiasi continente e città del mondo» – segue il più canonico dei copioni, se non fosse che stavolta – e appena 24 ore fa – è stato sbattuto in prima pagina sul New York Times , in un momento in cui i riflettori sulle molestie che si consumano nelle università americane – e su cui troppo spesso le autorità interne degli atenei chiudono un occhio – sono più che puntati. Anche in considerazione del fatto che il caso coinvolge una delle più prestigiose scuole di medicina statunitensi. Che arriva mentre decine di college sono nel mirino del governo federale per il modo in cui fin qui sono stati gestiti i casi di abusi e molestie subiti dagli studenti. Che, secondo quanto riferito da fonti gevernative, nei college americani una ragazza su cinque è ciclicamente vittima di violenze sessuali.