Renzi sale al Colle: sulle riforme è ancora Napolitano a dettare i tempi

Il giorno dopo la burrascosa approvazione (non ancora definitiva) del Jobs Act, con annessa spaccatura nel gruppo del Pd a Montecitorio, Matteo Renzi è salito da Napolitano  con l’obiettivo di risintonizzare l’agenda del governo con quella del Quirinale. Il decorso del tempo non è mai una variabile indipendente. Meno che mai in politica, soprattutto quando – come nel nostro caso – il rischio di un ingorgo parlamentare tra riforma elettorale, revisione costituzionale e probabili dimissioni del capo dello Stato non appare affatto remoto.

Lo snodo è la nuova legge elettorale

Non è solo una questione di “traffico parlamentare” ma politica perché persino un bambino capirebbe che alla priorità assegnata all’esame di un provvedimento piuttosto che di un altro è sottesa un preciso obiettivo politico. Se lo snodo centrale della questione è la nuova legge elettorale, la sostanza sta tutta nell’elezione del successore di Napolitano mentre il tempo è battuto dai progetti di revisione della Costituzione: Renzi vuole a tutti i costi approvare l’Italicum entro dicembre o, al massimo, nella prima metà di gennaio. Berlusconi no perché teme il voto anticipato e tenta quindi di dirottare il Patto del Nazareno sull’elezione del nuovo capo dello Stato. Solo dopo – è la sua tesi – si potrà approvare la riforma elettorale. Dal canto loro, i parlamentari vorrebbero portare la legislatura il più avanti possibile, aiutati in questo dai tempi previsti dall’articolo 138 per l’approvazione dei provvedimenti inerenti la modifica della Costituzione. Insomma, di carne sul fuoco ce n’è davvero tanta per non pensare di risintonizzare gli orologi di governo e Quirinale. vadano .

La nota del Quirinale

La nota diffusa dal Colle al termine dell’incontro sembra dare per riuscita l’operazione, almeno in questa fase: «Il governo – vi si legge – considera possibile e condivisibile con un ampio arco di forze politiche l’iter parlamentare delle leggi elettorale e costituzionale. Si tratta di un percorso che tiene conto di preoccupazioni delle diverse forze politiche». Come dire: Renzi ha capito che sui tempi delle riforme, della probabile elezione del nuovo capo dello Stato e del possibile scioglimento anticipèato delle Camere non è lui a decidere ma ancora l’Inquilino del Colle più alto.