Renzi e la Camusso ora litigano anche sulla data dello sciopero generale

Solo fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile assistere ad una rissa sulla data di uno sciopero tra il maggior partito della sinistra italiana, il Pd, ed il sindacato più rappresentativo, la Cgil. Si è spezzata la “cinghia di trasmissione”, verrebbe da dire ripescando nella memoria l’immagine usata negli anni ’70 per indicare l’indissolubilità di un rapporto che nel nome delle masse lavoratrici univa – quasi fino a farne una sola cosa – partito e sindacato operaio.

Per gli uomini del premier è uno “sciopero-ponte”

Oggi è tutto cambiato e nell’era di Renzi diventa persino normale che un dirigente del Pd si diverta come un matto a prendere in giro Susanna Camusso. Il dirigente in questione, addirittura membro della segreteria, si chiama Ernesto Carbone ed è l’autore di un’impertinente tweet che ha scarnato una valanga di reazioni. Tutto è accaduto nel giro di pochi minuti, giusto il tempo di leggere una nota con cui la CGIL annunciava per il prossimo 5 dicembre uno sciopero generale di 8 ore contro il Jobs act e la legge di stabilità, e subito partitvail Carbone-pensiero in 140 caratteri: «Il ponte è servito… #coincidenze». Chiaro il riferimento alla festività dell’Immacolata (8 dicembre, lunedì) e quindi al sospetto che in realtà lo sciopero sia solo un giorno di festa in più considerando il ponte del sabato ed il riposo domenicale. Non siamo all’insolenza di una Pina Picierno, che si era lasciata andare ad acide considerazioni all’indirizzo della leader cigiellina evocando “tessere false” e “pullman pagati”, ma è apparso subito fin troppo chiaro che il “cinguettìo” di Carbone non sarebbe rimasto senza conseguenze.

Ma la Bindi e Orfini difendono la Cgil

E se le truppe renziane hanno subito colto l’occasione per mettere alla berlina la data scelta parlando, con Francesco Nicodemo, di “sciopero dell’Immacolata”, il sindacato si è immediatamente schierato a testuggine in difesa della leader. «Mi fa solo ridere parlare di sciopero-ponte», ha affermato il capo della Fiom Landini, mentre dalla minoranza Pd in favore della Cgil si alzavano le voci di Rosy Bindi e di Matteo Orfini: «Ironizzare sulla data è un’inutile offesa». A cercare di riportare un po’ d’ordine provvedeva il segretario federale della Cgil, Barbi: «Ma quale ponte, il 6 si lavora». La frittata, però, era ormai fatta.