Referendum in Catalogna, inutile prova di forza dei separatisti

Diciamolo: il referendum “simbolico” per l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna è stato un mezzo fallimento: poco più di due milioni di persone, sul oltre sette milioni e mezzo di abitanti, sono andati alle urne domenica, e di questi circa l’81% hanno detto «sì» alla secessione. I quesiti della consultazione erano: “Vuole che la Catalogna sia uno Stato?” e “In caso affermativo, vuole che questo Stato sia indipendente?”.

Un voto che ha solo valore simbolico

La consultazione, organizzata dai militanti indipendentisti senza monitoraggi indipendenti né liste ufficiali di elettori, ha soltanto un valore simbolico. L’alta percentuale di «sì» si spiega con il fatto che a mobilitarsi sono stati quasi esclusivamente gli indipendentisti. I recenti sondaggi danno indipendentisti e lealisti sul filo del rasoio, al 50% ciascuno. La stampa spagnola dedica le prime pagine alla consultazione: la vittoria dei «sì» segna un “punto di non ritorno politico nelle relazioni tra la Generalitat e il governo centrale”, scrive la Vanguardia di Barcellona. “Pieno soberanista”, ovvero pienone a favore della sovranità, è il titolo di El Periodico de Catalunya. Di segno diverso l’interpretazione del voto dei quotidiani di Madrid, che sottolineano la sfida alla legalità consumata dall’esecutivo di Artur Mas. E se El Pais cita il presidente catalano – “Mas: ora il referendum definitivo” -, il quotidiano conservatore Abc, vicino al governo di Mariano Rajoy, parla di “Farsa e disobbedienza”.

«Ai margini della legalità»

Critico il governo, secondo cui il processo partecipativo di domenica in Catalogna «si è svolto ai margini della legalità». Lo ha detto la segretaria generale del Partido Popular e presidente della regione di Castilla-La Mancha, Maria Dolores de Cospedal. Secondo la numero 2 del Pp, la votazione «non ha validità, non ha affidabilità e la partecipazione è stata molto al di sotto di quello che alcuni pretendevano». Ma i secessionisti non mollano: Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), alleata del governo catalano di Artur Mas, dà per concluso il dialogo con il governo centrale e preme per convocare con urgenza elezioni costituenti, ha detto la segretaria generale di Erc, Marta Rovira.