La Rai si ribella a Renzi: sì al ricorso contro i tagli del governo

La Rai si ribella a Renzi. Il cda ha infatti dato il via libera  all’ordine del giorno presentato da Antonio Verro che impegna il consiglio sul ricorso contro il taglio di 150 milioni voluto dal presidente del Consiglio. Contrari all’odg Luisa Todini (che si è dimessa) e Antonio Pilati. A favore gli altri sei membri del consiglio, mentre la presidente Anna Maria Tarantola si è astenuta. Ora è scontro, non solo con il governo, ma anche all’interno della tv di Stato: il direttore generale  Luigi Gubitosi ha definito  «inopportuno» il ricorso votato dal cda. La presa di posizione del dg Rai è a sua volta criticata dall’Usigrai,«Il ricorso è  un atto indispensabile per riaffermare il principio dell’autonomia della Rai». Insomma, il palazzo di viale Mazzini è in piena bagarre.

Per il governo è un «voto politico»

Immediato è partito il fuoco di sbarramento del governo. Il sì del cda Rai al ricorso – dice il sottosegretario Giacomelli –  è «un voto determinato solo da logiche politiche e personali, all’insegna del tanto peggio tanto meglio. Sia ben chiaro, comunque, che tutto questo non indebolisce affatto, semmai rafforza, la volontà del governo». Sulla stessa linea il Pd. Michele Anzaldi, Vinicio Peluffo, Salvatore Margiotta si sono pronciati contro  il consiglio d’amministrazione della tv pubblica.

Gasparri: «Ricorso, atto positivo»

Di diverso tenore è invece il commento dell’opposizione. «È molto positivo – afferma Maurizio Gasparri – che la proposta del consigliere Verro sia stata approvata per contrastare l’esproprio della Rai attuato da Renzi». I tagli previsti – continua il vicepresidente del Senato – «non arrecano nessun beneficio ai cittadini, non riducono il canone ma tolgono semplicemente 150 milioni che la gente ha pagato per destinarli alla Rai, non allo spreco pubblico». «I consiglieri che hanno votato la proposta Verro difendono il servizio pubblico, mentre è gravissimo l’atteggiamento del direttore generale che viene meno alla sua funzione e che forse dovrebbe prendere atto di essere stato messo clamorosamente in minoranza». «Saltare all’ultimo momento sul carro del vincitore – conclude Gasparri- potrebbe rivelarsi una scelta sbagliata e chi oggi fa il guardiano di Renzi potrebbe presto andare incontro a sonore sconfitte».