La politica del Pd in Emilia Romagna finisce al sexy shop

Sono la bellezza di 41 i consiglieri dell’Emilia Romagna cui la Procura di Bologna ha contestato “spese pazze” nell’inchiesta che ha travolto il Consiglio regionale. In qualche caso l’inchiesta si tinge di pecoreccio. La consigliera  regionale Rita Moriconi risulta indagata per peculato anche per aver messo a rimborso una ricevuta da 80 euro, per un acquisto imprecisato in un sexy shop, a novembre 2010. Interpellata in merito, Moriconi nega categoricamente: «Non sono mai entrata in un sexy shop nella mia vita», dice raggiunta telefonicamente. «La ritengo una spesa assurda e surreale e sicuramente non l’ho fatta io. Sono una persona seria».

E il candidato minimizza…

Sarà come dice la consigliera. Fatto sta però che il candidato alla presidenza della Regione Emilia-Romagna per il centrosinistra, Stefano Bonaccini, mette prudentemente le mani avanti. E si guarda bene dal metterle sul fuoco. Bonaccini (un fedelissimo di Renzi “graziato”  dai magistrati perché la sua posizione è stata stralciata dall’inchiesta) auspica  infatti che non sia stata fatta una delle spese più “particolari”, quella appunto del  sex toy.  «Davvero non posso sapere nulla. E mi auguro che non sia accaduto. Le spese devono sempre essere conformi alle attività che attengono allo svolgimento del ruolo amministrativo o politico». L’aspirante governatore guarda al futuro minimizzando sul passato: «Sono 204 i candidati delle quattro liste che mi sostengono, se il numero è di cinque stiamo parlando di pochissime persone».  Contento lui…