Ecco perché il voto per il Quirinale sarà una palude per Renzi

Giorgio Napolitano annuncerà formalmente le sue dimissioni in occasione del messaggio di fine anno e dopo un paio di settimane diventeranno operative. Da qui a poco si apre quindi una delle partite più complicate della politica italiana e il voto per il Quirinale sarà una palude per Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio finora ha proceduto come un ariete, fregandosene delle critiche interne al Partito Democratico, appoggiandosi alla debolezza di Silvio Berlusconi, bisognoso di stare in gioco, ed attaccando a destra e a manca vari soggetti, dai suoi oppositori interni ai sindacati, dall’Unione europea alla burocrazia. Fino ad ora gli è stato possibile perché non è dovuto passare sotto le Forche Caudine del voto segreto in Parlamento, cosa che gli accadrà tra poco più di due mesi.

Il voto segreto coalizzerà le antipatie del premier

Quando il Parlamento in seduta comune sarà chiamato ad eleggere il successore di Napolitano, Renzi capirà che tutti i suoi conflitti si faranno vedere nel segreto dell’urna, rischiando di fare la fine di Pierluigi Bersani quando candidò Romano Prodi. La minoranza interna al Pd non voterà il suo candidato e anche nel caso il premier facesse un accordo con Berlusconi rischierebbe di veder sommati i voti contrari dei suoi dissidenti con quelli dei seguaci di Raffaele Fitto, con un risultato che potrebbe esere disastroso. La palude è quindi davanti a Renzi, che infatti è molto preoccupato e sta studiando la strategia migliore. La prima mossa prevede che nelle tre votazioni iniziali per le quali serve la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto si procederà votando scheda bianca, così da non bruciare alcun nome. Poi dovrà tirar fuori un candidato che vada bene a Berlusconi, ma che piaccia anche a Fitto e i suoi.

Così Berlusconi sta pensando ad Amato al Quirinale

L’unico che può salvare Renzi dalla palude è Berlusconi e non solo perché gli offre i voti su un nome condiviso. Il vero rischio del giovane presidente del Consiglio è trovarsi al Quirinale un uomo autorevole del suo partito, un politico che lo limiti nel suo strapotere. I nomi che lo spaventano sono quelli di Walter Veltroni e Romano Prodi soprattutto. Ecco perché Berlusconi è intervenuto chiarendo che darà il consenso solo a personalità non di parte, facendo fuori con una sola frase – e forse con il consenso e la regia dello stesso Renzi – tutti i candidati del Pd, compresi Piero Fassino e Sergio Chiamparino. Il vero nome del leader di Forza Italia è quello di Giuliano Amato, uomo di sinistra, ma ex craxiano e amico del Cavaliere, nome su cui Renzi può convergere perché pur essendo autorevole in Europa non ha consenso popolare in Italia. Ma la palude lo attende al varco, sia perché Berlusconi ha chiuso in passato accordi che poi ha fatto saltare nell’interesse della sua parte politica sia perché Forza Italia non basta senza gli uomini di Fitto, col quale il presiddente del Consiglio ha infatti avviato una trattativa a parte.