Patto del Nazareno a rischio: sono tre i motivi di scontro fra i due leader

Il patto del Nazareno è a rischio e traballa. Le posizioni fra Renzi e Berlusconi sembrano allontanarsi dopo la presa di posizione del premier che all’incontro di due ore a palazzo Chigi ha preteso di chiudere subito la questione della riforma elettorale adeguatamente modificata secondo le sue convenienze e quelle del suo partito. Renzi punta i piedi e minaccia neanche tanto velatamente il Cavaliere di cercarsi qualche altro appoggio per condurre in porto la riforma. E’ convinto che, in un modo o nell’altro, troverà una squadra parlamentare pronta a supportarlo sul nuovo modello che ha in mente. E che è stato modificato per la nona volta. Ora basta, avverte Renato Brunetta, al quale questa accelerazione improvvisa e ingiustificata di Renzi sull’Italicum puzza di elezioni a primavera: approviamo la riforma elettorale «nella formulazione uscita dalla Camera». Era il 16 marzo 2014. «Si disse che sarebbe stata approvata al Senato entro quello stesso mese – ricorda l’ex-ministro della Pubblica Amministrazione – Inspiegabilmente Renzi ha preferito insabbiare, anzi spiaggiare». Ora, all’improvviso, questa fretta. Per chiudere entro l’anno. «Normalmente le riforme elettorali si approvano a fine legislatura – ragiona Brunetta – Se si fanno a metà, vuol dire che la si vuole interrompere, forse. Quando la pistola è carica, è molto probabile che spari».

Un cocktail indigesto di Pd e M5S

Tatticismi a parte, infatti, sullo sfondo ci sono le elezioni. Chi le vede nel 2018. E chi sospetta che l’improvvisa fretta di Renzi sia funzionale a elezioni anticipate. E, soprattutto, allo sfondo ci sono gli equilibri interni ai partiti e le relazioni con le opposizioni interne che rumoreggiano.
E’ oramai abbastanza chiaro dove punta la prua Renzi che, per cercarsi altri alleati funzionali alla sua riforma e affrancarsi dal Cavaliere, mira ad aggregare in un cocktail indigesto il Pd e i transfughi dell’M5S ferocemente divisi in quattro gruppi e ben intenzionati a restare divisi e ben lontani dal Pd. Ma le visioni del segretario Pd si scontrano con la realtà dei fatti. Brunetta lo avverte: «Che ci provi. Ricordiamo tutti che fine ha fatto Bersani…».

I tre punti sui quali si gioca la partita

1: Premio di maggioranza. Renzi ha proposto di alzare la soglia del premio di maggioranza – che andrebbe al partito, non più alla coalizione – dal 37 per cento al 40 per cento.

2: Sbarramento. Per favorire le coalizioni, Renzi ha offerto la disponibilità ad alzare dal 4,5 al 5 per cento la soglia di sbarramento, ipotesi temutissima dai piccoli partiti, Ncd in testa.

3: Preferenze. Renzi immagina nel suo nuovo Italicum ridisegnato per la nona volta una rimodulazione 70-30 del rapporto tra preferenze e liste bloccate proprio come il Mattarellum.

Resta, invece, il ballottaggio: nel caso nessun partito raggiunga il 40 per cento, i primi due partiti vanno al ballottaggio e il vincitore si aggiudica il 55 per cento dei seggi. Ma, come detto,  la fretta improvvisa e inspiegabile di Renzi a chiudere velocemente la questione dopo le nove modifiche, tutte renziane, apportate al testo licenziato a marzo dalla Camera, fanno sospettare a Berlusconi una trappola sui tempi delle elezioni. Oggi, dopo l’assemblea con i parlamentari azzurri, Berlusconi dovrebbe dare una risposta a Renzi. Ma l’orientamento è già chiaro. Scrive Brunetta su Twitter: «Patto del Nazareno, scoprire il bluff di Matteo Renzi. No ai ricatti. O Berlusconi libero o il NazaRenzi se lo faccia da solo».