Obama sconfitto sfida il Senato e punta ai voti degli immigrati

Tra Barack Obama e i repubblicani prosegue lo scontro. A due settimane dalla schiacciante vittoria della destra alle elezioni di midterm, il Senato ha bloccato l’attesissima riforma della Nsa, fortemente voluta dalla Casa Bianca e dai big della Silicon Valley, dopo il terremoto provocato dal Datagate. Pronta la risposta del presidente americano, che ha deciso di andare avanti senza indugi sulla riforma dell’immigrazione, senza aspettare il nuovo Congresso e anticipando addirittura di un giorno l’annuncio del decreto che metterà in regola circa 5 milioni di clandestini, che Obama spera voteranno democrat.

La Casa Bianca verso lo scontro

L’illustrazione del provvedimento è prevista a Las Vegas, dal palco della Del Sol High School. Scelta non casuale, perché proprio da lì nel 2013, davanti a una platea di giovani studenti ispanici, Obama annunciò la sua intenzione di voler procedere a una riforma storica del sistema immigratorio. Una delle grandi promesse del presidente fin dal 2008, ma finora rimasta nel cassetto per il muro contro muro con i repubblicani a Capitol Hill. Ora Obama non vuole più aspettare. Spiegando che comunque da gennaio continuerà a lavorare con il nuovo Congresso per apportare alla riforma tutte le eventuali modifiche e migliorie del caso. Ma di dialogo in questo momento i repubblicani non vogliono assolutamente sentir parlare. Per loro la mossa di Obama equivale ad un vero e proprio schiaffo, dopo che i leader repubblicani in Congresso avevano detto che un decreto del presidente sarebbe stato un grave errore: «Sarebbe come mettere un drappo rosso davanti a un toro», per usare le parole del numero uno della destra in Senato, Mitch McConnell. E di fronte a questo schiaffo è difficile che il Grand Old Party non reagisca con forza, soprattutto per la spinta della base e dell’ala più conservatrice del partito, compresa quella dei Tea Party.

Per i democrat almeno cinque milioni di voti

Quella sull’immigrazione è una riforma storica, che regolarizzerà cinque milioni di immigrati irregolari. La riforma è divisa in dieci punti. Agli immigrati regolarizzati verrà dato un permesso di soggiorno e di lavoro, ponendo fine ai rimpatri forzati che riguardano soprattutto gli ispanici. La riforma include i genitori di cittadini americani legalmente residenti in Usa e anche i genitori dei cosiddetti Dreamers (gli immigrati giunti in America da bambini) che devono però aver vissuto negli Stati Uniti per un minimo di cinque anni e quindi hanno i requisiti per poter chiedere lo status legale.