Multe non pagate, ecco le cinque bugie ed omissioni di Marino

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L’ultima ridotta dell’inaccettabile autodifesa di Ignazio Marino, pericolosamente in bilico sulla poltrona di sindaco a causa dei suoi disastri manageriali ma, soprattutto, a causa di 8 multe del Comune di Roma da 80 euro l’una, finite nel cervellone dell’Ufficio Contravvenzioni di Roma Capitale, ma né mai notificate, né mai pagate e misteriosamente “congelate”, punta su una questione semantica: autotutela o ricorso? Due termini, in effetti, semanticamente inconciliabili ma che, secondo l’ardita spiegazione del sindaco, sono stati utilizzati in maniera impropria per indicare la stessa cosa: «Non ricorrendo le condizioni per proseguire il perfezionamento dell’iter sanzionatorio – cerca di abbozzare la difesa il chirurgo Dem – si è proceduto al blocco degli accertamenti mediante l’istituto dell’autotutela attraverso la procedura informatica». Questa procedura, aggiunge Marino per completare la sua autodifesa «utilizza il termine “ricorso“in modo atecnico, includendovi anche il procedimento di “autotutela”», sostiene. Ma quella del sindaco è un’autodifesa debole, debolissima, che scricchiola da tutte le parti.

Il giallo del codice inserito nel sistema informatico

Va detto, intanto, che per i comuni cittadini non c’è lo stesso trattamento. Se si dimentica, come è accaduto a Marino, di pagare il nuovo permesso Ztl per due mesi, scattano le contravvenzioni. Che devono essere pagate. Nessuno le congela. E se non si pagano vanno direttamente, a Equitalia. Che poi passa alla notifica e, quindi, all’incasso. Con tutti i costi aggiuntivi. Addirittura è accaduto a un imprenditore romano, al quale erano stati rubati due furgoni dell’azienda con i permessi Ztl, di dover ripagare ex-novo al Comune di Roma i due permessi e anche le multe elevate ai due furgoni sostitutivi che erano stati riaccreditati.
Ma c’è, nell’autodifesa di Marino, anche qualcos’altro che non torna. E che finisce per dare un’ulteriore picconata sulla già fragile credibilità del primo cittadino. Spiega il sindaco: «…si è proceduto al blocco degli accertamenti….attraverso la procedura informatica». Chi ha proceduto? L’uso dell’indefinito – «si è proceduto» – non aiuta il sindaco a togliersi dagli impicci. Anzi fa immaginare che si voglia nascondere qualcuno o qualcosa. Anche perché resta un giallo: chi ha materialmente ordinato l’inserimento, nel sistema informatico del Campidoglio, di un codice che ha bloccato le 8 multe impedendo che venissero trasmesse a Equitalia? Probabilmente nel momento in cui verrà fuori il nome – che Marino si tiene stretto stretto e non ha finora svelato nella sua pur complessa spiegazione dei fatti – di chi ha materialmente ha avviato la procedura informatica, si capirà anche da chi è partito l’ordine e come si è mossa tutta la catena di comando all’interno del Campidoglio e dell’Ufficio Contravvenzioni di Roma Capitale per proteggere il sindaco dagli 8 verbali.

L’errore di Marino scaricato sulla Polizia locale

Resta il fatto che è ben spiegato, proprio sul Portale di Roma Capitale, come funziona l’autotutela: «Se la Polizia Locale di Roma Capitale – è scritto a chiare lettere sul sito istituzionale – verifica che nella redazione di un verbale, che è ancora nella sfera giuridica della stessa Polizia Locale e che il provvedimento non è stato ancora portato in esecuzione, è stato commesso un errore, può annullare il proprio operato e correggere l’errore senza necessità di una decisione del giudice. Si tratta del c.d. potere di autotutela della Pubblica Amministrazione, che può essere definito anche come la capacità riconosciuta dall’ordinamento all’amministrazione di riesaminare criticamente la propria attività ed eventualmente correggerla, mediante l’annullamento o la revoca di atti ritenuti successivamente illegittimi anche a seguito di istanza dell’interessato».
E proprio questa pagina del Portale di Roma Capitale smentirebbe la ricostruzione del sindaco-chirurgo. La Polizia Locale non ha commesso alcun errore, tantomeno all’atto della redazione del verbale. Semmai l’errore sarebbe di Marino che, in quanto titolare di un permesso Ztl, non ha provveduto, così come avrebbe dovuto, a rinnovarlo. Ed è passato con la sua Fiat Panda rossa dal 24 giugno al 21 agosto sotto i varchi del Centro storico con il permesso scaduto. Impossibile, quindi, ora per il primo cittadino invocare l’istituto dell’autotutela. Nè trincerarsi dietro penose spiegazioni semantiche che fanno ridere i cittadini romani. E creano parecchio imbarazzo nella maggioranza capitolina. Tant’è che nessuno, a sinistra, si è azzardato a difendere l’indifendibile Marino.

Ecco le 5 bugie e le omissioni di Marino

Il senatore Andrea Augello che ha sollevato con una interrogazione l’imbarazzante questione delle multe non pagate e bloccate spiega, punto per punto, tutte «le bugie e le omissioni del sindaco Marino» sulla vicenda. Eccole:

1: nessun  diritto di circolare senza pagare. «Non è affatto vero che il Sindaco abbia il diritto di circolare per il centro senza pagare alcuna tariffa. Il suo unico privilegio è che non paga di tasca sua», ma paga il Comune.

2: La Panda Rossa non è nella White List. Augello smentisce anche che la Panda rossa sia inserita in una White list di automobili autorizzate a circolare non riconoscibili dall’occhio elettronico che presidia i varchi e spiega: «se Marino ha beccato otto multe è proprio perché non fa parte di questa lista».

3: La bufala del permesso temporaneo. Per il senatore «non è vero che Marino disponeva di un permesso temporaneo» poiché «non esistono permessi per chi si dimentica di rinnovare il permesso».

4: La bugia del permesso richiesto prima delle multe. «Non è vero – insiste Augello – che Marino ha chiesto il permesso prima che gli facessero le multe: il versamento dei 2.000 euro dovuti risale infatti al 18 Agosto e la richiesta del permesso all’Agenzia addirittura al 21 Agosto, mentre le multe sono scattate tutte tra giugno e luglio».

5: L’autotutela non è prevista, in questo caso. Infine, per il senatore Augello sostiene che non è vero che l’amministrazione avesse il diritto di cancellare le multe del sindaco in “autotutela” poichè «non si capisce come potrebbe Marino esercitare una rivalsa contro l’amministrazione per una sua mancanza» e cioè girare per 2 mesi con un titolo scaduto.