Mps, nuovi scenari sul crack della banca “rossa”: Rossi non si suicidò?

David Rossi, l’ex capo area comunicazione di Mps, suicidatosi la sera del 6 marzo 2013, «aveva un ufficio al ministero degli Interni, almeno dal 2008». A dirlo un amico, che è voluto restare anonimo, la cui testimonianza è andata in onda nella puntata di domenica sera di Report, su Rai 3, dedicata alle vicende di Banca Monte dei Paschi e sulle dinamiche della morte del giornalista sulla quale la vedova, Antonella Tognazzi, ha forti dubbi. Secondo quanto riferito da Milena Gabbanelli durante la trasmissione, la donna avrebbe affidato una perizia calligrafica sui biglietti, con messaggi a lei indirizzati, trovati nell’ufficio di Rossi a Rocca Salimbeni quella sera di marzo 2013.

Le testimonianze che smentiscono i vertici di Mps

Durante la trasmissione anche un altro anonimo, definito “un monsignore” a conoscenza delle vicende legate allo Ior, ha riferito che Mussari e Rossi si sarebbero recati spesso in Vaticano e che allo Ior sarebbero stati aperti quattro conti “coperti”, nei quali sempre secondo l’anonimo sarebbero transitati parte dei soldi utilizzati da Mps per acquistare Banca Antonveneta dal Santander nel 2007. Tra le ipotesi emerse da altre testimonianze, tra le quali un’analista, anche lei anonima, il fatto che le Autorità di Vigilanza (Bankitalia e Consob) fossero a conoscenza da anni della situazione difficile di Mps e che il presidente Alessandro Profumo e l’ad Fabrizio Viola sapessero delle difficoltà create dai derivati Alexandria e Santornini, ben prima di trovare il contratto firmato da Mussari con Nomura, per la ristrutturazione di Alexandria, nell’ottobre 2012. Infine, l’avvocato Paolo Emilio Falaschi, uno dei piccoli azionisti della banca, ha mostrato durante la trasmissione una relazione della Banca d’Italia datata 9 marzo 2007, nella quale via Nazionale scrive della difficile situazione di Antonveneta, la banca che pochi mesi dopo Mussari acquisterà dal Santander.

Il gruppo senese da nove mesi in perdita

I risultati al 30 settembre del Montepaschi di Siena sono tutt’altro che incoraggianti: nove mesi in perdita per 1.150 milioni, di cui 797 milioni nel singolo trimestre, 300 milioni di accantonamenti per tagliare i costi del personale e un portafoglio crediti deteriorati che vola a quota 24,3 miliardi. L’amministratore delegato, Fabrizio Viola, ha già fatto sapere che scaricherà sui risultati del quarto trimestre gli effetti negativi restanti dell’Asset quality review, l’esercizio della Bce dal quale è emerso un deficit patrimoniale per il Monte di 2,1 miliardi che la banca intende mitigare in primavera con un nuovo aumento di capitale da 2,5 miliardi già garantito da un consorzio di banche capitanato da Ubs e Citigroup. Il piano di rafforzamento, ha detto Viola, è stato spedito lunedì 10 novembre alla Bce ma al momento non è noto quanto tempo impiegherà l’Eurotower a rispondere (si presume un mese). Nei giorni scorsi il presidente del gruppo senese Alessandro Profumo ha prospettato l’ipotesi di un’aggregazione o dell’ingresso di soci strategici, fattasi più insistente dopo il mancato superamento dello stress test della Bce. Non c’è nessuno in vista, anzi «la coda non c’è», ma se «arrivasse uno straniero con un assegno in bocca» per comprare il Monte dei Paschi bisognerà valutare anche questa opzione.