Il premier perde altri tre pezzi: al Senato ora la maggioranza vacilla

Si assottiglia la maggioranza al Senato. Non è proprio uno smottamento, ma certo il neo gruppo Gal-Popolari per l’Italia dei senatori Mario Mauro, Angela D’Onghia e Tito Di Maggio crea più di qualche fibrillazione per Matteo Renzi e mina la stabilità del governo. L’uscita dei tre parlamentari dal gruppo “Per l’Italia” non appare irrilevante. Intanto, la maggioranza al Senato scende da 166 a 163 senatori. Il Gal a Palazzo Madama è una sorta di gruppo misto: 4 senatori votano stabilmente a favore dell’esecutivo, 5 contro e gli altri decidono di volta in vota. Quest’ultimo è l’indirizzo che i tre si sono dati. “Voteremo a seconda dei provvedimenti”, ha dichiarato Mario Mauro.

Ricomporre il centrodestra

La decisione di lasciarsi mani libere nelle votazioni sui provvedimenti dell’esecutivo è evidente che crea più di qualche problema anche nella eventualità in cui Renzi dovesse chiedere la fiducia per accelerare l’iter di approvazione degli atti governativi. Non solo. Nelle intenzioni di Mauro c’è anche dell’altro. Il significato politico della scelta dei Popolari, ha spiegato, è “fare sì che un processo di ricomposizione e di ripensamento vero sia fatto  nell’interesse dei cittadini. Questa legislatura ha avuto una natura particolare: è iniziata all’insegna di una grande coalizione, dato che nessuno aveva vinto le elezioni. Una logica che si è poi compromessa e oggi ci ritroviamo con un quasi monocolore renziano”.

Parlamentari di Alfano in uscita da Ncd

Il segnale è chiaro. Pur assicurando “atteggiamenti coerenti”, i tre non nascondono ampie riserve sulla Legge di stabilità. Vedremo. La loro iniziativa in prospettiva mira ad incidere anche sul fronte del centrodestra. In sostanza Mauro e company si candidano a svolgere un ruolo di ponte con quella parte di Forza Italia che mal digerisce una posizione troppo accondiscendente verso Renzi. Mentre, d’altro canto, toglie margini alla Costituente Popolare di Cesa e Quagliarello che, stando così le cose, dovrà accontentarsi di una ridotta fusione tra Ncd e Udc. Secondo alcune indiscrezioni non sarebbero pochi i parlamentari che ora fanno capo ad Alfano in procinto di cambiare cavallo. Se questo dovesse avvenire, per Renzi si aprirebbero scenari tutt’altro che tranquilli.